La figuraccia della Madia: tanti errori da debuttante allo sbaraglio

Secondo round Brunetta-Madia. Dopo le scintille del febbraio scorso (lei: «Appena insediato, Brunetta se la prese subito con quelli che definì impiegati fannulloni, noi invece cominceremo dall’alto, dai dirigenti»; lui: «È una ragazzina, deve studiare ancora molto») il presidente dei deputati di Forza Italia ora rincara la dose contro il neoministro: «Difficile dar torto a Raffaele Bonanni quando critica le più recenti proposte del ministro per la Pubblica amministrazione. Tanto sulla mobilità del personale pubblico, quanto sul prepensionamento, infatti, le dichiarazioni di Marianna Madia sono solo frutto di una grossolana mancanza di conoscenza». Renato Brunetta spiga perché: «Cominciamo dalla mobilità: la Madia dovrebbe sapere che la legge di stabilità per il 2012, approvata il 12 novembre 2011, ultimo atto del governo Berlusconi, già prevede quello di cui lei parla. Le disposizioni contenute in quel provvedimento costituiscono ancora oggi i meccanismi, cogenti e sanzionatori, per assicurare una maggiore efficienza complessiva della pubblica amministrazione e un più razionale utilizzo delle risorse umane. Esse fissano il principio che la sostituzione dei dipendenti cessati dal servizio presso le pubbliche amministrazioni è consentita solo entro i limiti percentuali e di spesa indicati anno per anno dalla normativa in materia di assunzioni e di contenimento della spesa di personale. E prevedono che tanto il regime del turn-over delle pubbliche amministrazioni quanto i relativi limiti percentuali e di spesa vengano fissati annualmente in sede di definizione delle politiche finanziarie, con l’introduzione di un sistema di vincoli, incentivi e disincentivi. Quanto agli esuberi e ai “prepensionamenti per aiutare i giovani ad entrare nella pubblica amministrazione” – aggiunge Brunetta – consigliamo al ministro di rileggersi la definizione di “esuberi” e le sembrerà logico che la sua proposta non sta in piedi. Se il personale è in eccesso, è evidente che non può essere sostituito. Studiare, a volte, serve e non è una perdita di tempo», conclude il capogruppo di Forza Italia alla Camera e predecessore della Madia al ministero della Pubblica amministrazione.