La Camera “snobba” la parità di genere. Protesta bipartisan delle deputate

Occupa il dibattito politico, ma resta fuori dalla discussione parlamentare: nonostante la protesta bipartisan delle deputate, il tema della parità di genere non è entrato nei lavori sulla legge elettorale che sono ripresi alla Camera. «Non lo abbiamo riaffrontato», ha spiegato il deputato Pd e capogruppo in commissione Affari costituzionali Emanuele Fiano, al termine del Comitato dei nove. La questione era stata sollevata ieri con la presentazione di tre emendamenti al testo, che contempla il 50% di posti “rosa”, ma non l’alternanza uomo-donna. La legge, così come è stata scritta, prevede invece che nelle liste ci possano essere uno dietro l’altro due candidati dello stesso sesso. In assenza di preferenze e, quindi, con liste bloccate, il timore è che le donne possano restare escluse dalle prime collocazioni, quelle che garantiscono l’elezione. Per questo i tre emendamenti, che vedono come prima firmataria Roberta Agostini del Pd, chiedono o di garantire l’alternanza o il 50% o il 40% di donne capolista. Le proposte di modifica sono state sottoscritte anche da diverse azzurre, fra le quali Mara Carfagna, Renata Polverini e Stefania Prestigiacomo e hanno aperto una discussione che ancora continua. «Sarei favorevole all’alternanza di genere, seppure con alcune riserve, perché in questo momento può essere utile», ha detto nel corso della trasmissione Agorà di Rai3 Manuela Repetti, pur precisando di non essere mai stata una «fan» delle quote rosa e di trovare «abbastanza controversa la questione della rappresentanza di genere». Nunzia De Girolamo del Nuovo centrodestra, poi, ha fatto sapere che «in queste ore ci attendiamo alcune scelte chiare per rispondere alla sfida che le donne italiane pongono da sempre al Paese per migliorarne la qualità della crescita e della democrazia». «Spero che sulla parità di genere si trovi una soluzione», ha detto l’ex ministro, esattamente come Gianni Cuperlo del Pd. «Non voglio credere – ha proseguito il leader della minoranza democrat – che una riforma storica per la democrazia come quella della legge elettorale sia a rischio per la richiesta sacrosanta di rispettare la parità tra uomini e donne nella rappresentanza. Sarebbe incomprensibile». In realtà, una spiegazione c’è ed è stata il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi a lasciarla intuire. Il governo non è disposto a intestarsi la battaglia, che rischia di sollevare un vespaio nel corso del dibattito parlamentare. L’unico modo per far passare la modifica sarebbe, quindi, ottenere il benestare del Pd e di Forza Italia, dal cui accordo è scaturito il testo. Ma si tratta di un obiettivo tutt’altro che scontato.