Kabobo, la difesa chiede l’assoluzione. La Russa: «Ci sia giustizia per le vittime»

Nella scorsa udienza, il pm di Milano Isidoro Palma aveva chiesto la condanna a vent’anni di carcere e a sei anni di casa di cura e custodia come misura di sicurezza – con il riconoscimento della semi-infermità mentale – per Adam Mada Kabobo, il ghanese che lo scorso 11 maggio a Milano ha ucciso, massacrandoli a sangue freddo a colpi di piccone, tre ignari passanti. Oggi la difesa del pluriomicida ha invocato, invece, addirittura l’assoluzione per l’immigrato, con il riconoscimento della totale infermità di mente. La sentenza nel processo con rito abbreviato, davanti al gup di Milano Manuela Scudieri, è attesa per il prossimo 15 aprile: e intanto, però, dominano sconcerto e indignazione.

A Kabobo, infatti, la perizia non ha offerto la scappatoia dell’incapacità totale di intendere e di volere: ipotesi, peraltro, contraddetta anche dai fatti, che ci dicono che quella maledetta mattina di primavera, dopo aver infierito sui poveri passanti col macete, Kabobo ha pensato bene anche di derubarli dei cellulari. Un gesto che, oltre che l’istinto predatorio, denuncia senza dubbio una discreta lucidità del ghanese. Non a caso, allora, il magistrato che ha chiesto la condanna di Kabobo, si è richiamato principalmente alla perizia psichiatrica, depositata lo scorso ottobre, e firmata dallo psichiatra Ambrogio Pennati e dalla criminologa Isabella Merzagora, che aveva riconosciuto un vizio parziale di mente per il ghanese che soffre sì, di «schizofrenia paranoide», ma di cui aveva anche evidenziato come la sua capacità di intendere al momento dei fatti non fosse «totalmente assente», e quella di volere «sufficientemente conservata». Un assioma chiarito nei preliminari del processo, e poi confermato anche con progressivi check-up dello stato mentale dell’imputato, cadenzati e fissati dal giudice: di qui lo sconcerto. E una sentenza che dovesse in qualche modo scagionare Kabobo, sarebbe un’ingiustizia che andrebbe a colpire duramente, per la seconda volta, i parenti delle vittime: di qui l’indignazione.

Un diritto alla giusta sentenza, allora, invocato questo pomeriggio da Ignazio La Russa che, nel corso di un sit-in davanti al Tribunale del capoluogo lombardo, organizzato da Fratelli d’Italia per chiedere «giustizia per le vittime», e per manifestare contro «l’ingiustizia per tutte quelle sentenze che umiliano le vittime e i loro parenti», ha sostenuto con veemenza che all’omicida ghanese venga inflitta «una pena severa, giusta e certa».

Per La Russa, allora, quella di questo pomeriggio non è stata «una manifestazione contro la giustizia: noi chiediamo il massimo del garantismo per gli imputati, e il massimo della severità per i condannati. Guai – ha concluso La Russa – a privilegiare chi commette reati e ad abbandonare le famiglie delle vittime». E infatti, secondo l’ex ministro, i tre omicidi commessi da Kabobo sono «reati da ergastolo», ma il pm, ha spiegato ancora il deputato di FdI, «ha correttamente applicato la legge», chiedendo 20 anni (il massimo della pena con lo sconto del rito abbreviato e il riconoscimento della semi-infermità mentale).

Di parere opposto, naturalmente, i legali del ghanese, gli avvocati Francesca Colasuonno e Benedetto Ciccarone, che dopo la conclusione delle loro arringhe hanno continuato a dichiarare alla stampa come Kabobo soffra di schizofrenia paranoide: «questo è un dato accertato – ha ricordato la difesa – e ora sta al giudice valutare. C’è da precisare, inoltre, che anche se il nostro assistito verrà assolto per infermità, non tornerà libero, ma gli verrà applicata una misura di sicurezza, ossia dovrà rimanere per anni in un ospedale psichiatrico giudiziario, data anche la sua pericolosità sociale».

Ma, sebbene il processo – così come forse la sentenza che ne deriverà – si sia basato molto sulla sottile linea di demarcazione tra il vizio parziale o totale di mente (istanza, quest’ultima, peraltro in qualche modo respinta da gip e Riesame che hanno negato la scarcerazione di Kabobo richiesta dalla difesa, che ha fatto ricorso in Cassazione), il punto è quello enucleato dal capogruppo FdI al Consiglio comunale di Milano, Riccardo De Corato: «Se non merita l’ergastolo Kabobo che ha ammazzato tre persone a sangue freddo, chi lo merita?».