Italicum, Renzi sotto il fuoco amico del Pd

Ostenta calma e sicurezza il premier, ma forse non si sente realmente troppo “sereno”. L’Italicum, frutto dell’accordo tra Forza Italia e Pd (soprattutto tra Renzi-Berlusconi), rischia di trasformarsi ora nel pomo della discordia, e in vista dell’arrivo della nuova legge elettorale alla Camera (previsto per domani) è già guerra all’ultima modifica. Il timing è partito: Renzi accelera affinchè si approvi tutto in settimana, peccato però che Fi spinga sul freno. La Camera ha programmato 26 ore di dibattito prima della votazione finale, ma non è solo una questione di tempo: l’intesa vacilla pericolosamente, e rischia di cedere sotto il peso della controversia innescata da quello che Fi ha bollato come un repentino cambio degli accordi, presi nel famoso incontro tra Renzi e Berlusconi avvenuto il 18 gennaio scorso.

Da domani scatta dunque il conto alla rovescia: una corsa contro il tempo iniziata con la falsa partenza causata dall’affollamento di emendamenti (oltre 200), e che rischia di arrivare al traguardo impallinata dal fuoco “amico” di franchi tiratori: il più minaccioso – e dunque quello maggiormente messo all’indice da Forza Italia – è quello presentato da Lauricella, (Pd, corrente Civati), che suggerisce l’entrata in vigore della nuova legge elettorale dopo la riforma del Senato. Ma non è tutto: prima dell’insidioso emendamento Lauricella andranno comunque votati altri 5 emendamenti, sottoscritti da altrettanti esponenti dei vari partiti, con la sola eccezione di Fi, che mirano ad annullare l’intero articolo 2 della legge, rendendola di fatto inapplicabile al Senato, e quindi dissociando il destino delle riforme costituzionali da quello dell’Italicum, ottenendo così il paventato “effetto Lauricella” addirittura elevato all’ennesima potenza. Come se non bastasse, poi, a mettere in dubbio l’iter dell’Italicum ci si mette anche la minoranza del Pd. «Ho presentato alcuni emendamenti – ha detto tra i vari Rosy Bindi – e su quegli emendamenti condurrò la mia battaglia: non intendo trincerarmi dietro il voto segreto».

«Io li chiamo emendamenti “campa cavallo” o “Penelope”. Se non li ritirano, significa che Renzi non tiene né il Pd, né la maggioranza dei partitini. Allora salta l’accordo e la responsabilità ricadrà tutta sul premier». Non usa perifrasi neppure il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta, nell’esprimere tutta l’avversità sua – e del partito che rappresenta – alla battaglia degli emendamenti di fatto dichiarata in Aula. «Potrei anche definirli emendamenti “coda di paglia” – rincara la dose Brunetta – perché chi vuole legare la legge elettorale all’abolizione del Senato non vuole nessuna delle due cose. Non credo che il premier voglia stracciare l’accordo – conclude poi –, ma esistono varie dichiarazioni da parte della maggioranza a favore dell’emendamento Lauricella e consimili, tipo l’abolizione dell’articolo 2 del Senato. Tutto questo è fuori dagli accordi, e un collegamento sarebbe incostituzionale». E, peggio ancora, ribatte il vice presidente del Senato, Maurizio Gasparri (FI), «una legge elettorale con date postume di entrata in vigore, o con astruse condizioni, non sarebbe firmabile per il Capo dello Stato. Si tratterebbe di un attentato alla Costituzione. E sono certo che il Colle non offrirebbe il proprio avallo a uno scempio simile».

Renzi, dunque, si trova a un bivio: o resta coerente con gli accordi presi con Berlusconi, e sfida a scrutinio segreto i frondisti democrat inquieti (oltre che fronteggiare la ostica alleanza dei piccoli partiti in campo), oppure, per non rischiare la debàcle parlamentare, il neo presidente del Consiglio può scegliere di disattendere gli accordi presi con il leader di FI cambiando fronte alleato, siglando un nuovo sodalizio parlamentare con i piccoli partiti. Ed è lo stesso Brunetta a delineare questa possibilità: «Entro marzo noi potremmo avere definitivamente la nuova legge elettorale, l’Italicum. Se i partitini si mettono di traverso sarà responsabilità di Renzi ascoltare più i partitini che gli interessi degli italiani», ha riassunto il quadro delle possibilità all’orizzonte il capogruppo di Forza Italia alla Camera. Una eventualità politica che anche la deputata Stefania Prestigiacomo (Fi) ha stigmatizzato in poche, ma emblematiche parole: «Se si cambiano le carte in tavola, allora è il gioco stesso a cambiare. Con il Pd abbiamo siglato un accordo rivoluzionario, capace di garantire agli italiani una nuova legge elettorale. Se ora il Pd cede al ricatto dei piccoli partiti, modificando l’Italicum e ritardandone l’entrata in vigore, siamo sicuri che gli italiani concorderanno con noi nel trarre le dovute conseguenze». La partita parlamentare è solo agli inizi: ma i falli fischiati (e gli autogol possibili), già tanti…