Ior, archivata l’inchiesta su Gotti Tedeschi, a giudizio l’ex-Dg Paolo Cipriani

Il primo round lo aveva perso, ma il secondo se l’è aggiudicato. Nel braccio di ferro fra l’ex-presidente del Consiglio di Sovrintendenza dello Ior Ettore Gotti Tedeschi e l’ex-direttore generale, Paolo Cipriani, suo storico nemico, è Gotti Tedeschi, alla fine, ad avere la meglio. La sua posizione, nell’inchiesta romana che lo aveva visto indagato per violazione della normativa antiriciclaggio  e che aveva portato, nel 2010 al sequestro di 23 milioni dello stesso Ior, è stata archiviata. Citazione diretta a giudizio, invece, per il suo nemico storico, l’ex-direttore Generale dell’Istituto vaticano Paolo Cipriani e per l’ex-vicedirettore generale Massimo Tulli.
Nel decreto di archiviazione per Gotti Tedeschi del 19 febbraio scorso (ma se ne è avuta notizia solo ora) firmato dal gip Flavia Costantini, che ha accolto la richiesta dei pm Nello Rossi, Stefano Fava e Stefano Pesci, si sottolinea, infatti, che non fu Gotti Tedeschi a dare disposizioni, il 6 settembre 2010, alla Banca Credito Artigiano Spa di trasferire tre milioni di euro alla Banca del Fucino e 20 milioni di euro a Jp Morgan Frankfurt omettendo di indicare, nonostante la richiesta del Credito Artigiano, le generalità dei soggetti per conto dei quali venivano disposte le operazioni.
Dalle indagini – scrive il gip – è emerso che la persona che concretamente aveva operato per conto dello Ior era stato l’ex-direttore generale dello Ior, Paolo Cipriani. Tale circostanza è stata confermata dallo stesso Cipriani, che, nel corso dell’interrogatorio del 30 settembre 2010, ha ammesso di aver firmato il trasferimento dei fondi unitamente all’ex-vicedirettore generale dello stesso Ior Massimo Tulli. Ne è derivata, dunque, la citazione diretta in giudizio per Cipriani e Tulli, procedura che consente di saltare l’udienza preliminare. Nel corso dell’attività investigativa è emerso che quest’ultimo, nello svolgimento delle funzioni di presidente del Consiglio di Sovrintendenza dello Ior, non ha dato direttive contrastanti con l’osservanza, nei rapporti con le banche italiane, della normativa antiriciclaggio: al contrario, si è adoperato per una nuova “policy” dello Ior sul versante del contrasto al riciclaggio, e non ha esercitato direttamente disposizioni di fondi dello Ior.
La Procura di Roma, durante le indagini, aveva sottoposto a sequestro preventivo i 23 milioni di euro detenuti dallo Ior su un conto presso il Credito Artigiano e che dovevano essere trasferiti a Banca del Fucino e Jp Morgan Frankurt. La somma era stata dissequestrata, con obbligo di informazione all’autorità giudiziaria in caso di movimentazione.
I legali di Gotti Tedeschi sottolineano come «il decreto di archiviazione spiega e sancisce inequivocabilmente» che l’ex-presidente del Consiglio di Sovrintendenza dello Ior «ha ben operato, per il bene della Chiesa e secondo il mandato ricevuto da Benedetto XVI, ma che è stato ostacolato nel perseguimento di tale azione dalla Direzione dell’Istituto, di cui si conferma infatti il coinvolgimento nella prosecuzione dell’indagine».