Innovatore o copione? Per Le Monde «la svolta buona» di Renzi ricalca il contratto con gli italiani del Cav

Le slide, l’approccio “pop”, l’annuncio di voler mettere all’asta le auto blu. Matteo Renzi, con la conferenza stampa in cui ha illustrato i primi provvedimenti del Consiglio dei ministri, ha colpito nel segno. Almeno per quanto riguarda quell’immagine di

innovatore che ha saputo costruirsi e che rafforza a ogni passo. Perché se è vero che ha ricevuto molte critiche per quei metodi «alla stregua di un banditore», come li ha definiti Dario Di Vico nel suo editoriale sul Corriere della Sera, e per «gli svarioni tecnici e mediatici», sottolineati da Massimo Giannini su Repubblica, è pure vero che praticamente tutti gli hanno riconosciuto il merito della discontinuità. «Dire che le conferenze stampa alla Renzi sono ispirate alla più completa irritualità è diventato in poco tempo un eufemismo», ha scritto ancora Di Vico, mentre sia Repubblica sia Il Messaggero titolavano parlando di «choc». Proprio l’uso delle slide per illustrare il pacchetto battezzato «la svolta buona» ha contribuito non poco a diffondere questa impressione di novità. Ma davvero nessuno ci aveva mai pensato prima? No, ma in pochi lo ricordano. Lo fece già Francesco Storace all’inizio del suo mandato da governatore del Lazio: usò le slide nel corso di un incontro pubblico con una associazione di categoria. Anche la questione delle auto blu messe all’asta, che pure ha molto colpito l’immaginario collettivo, non è esattamente nuovissima. Fra i primi atti di Alemanno sindaco vi fu la vendita all’asta, su piazza del Campidoglio, di una delle due Thesis di servizio di Veltroni, che complessivamente valevano più di 100mila euro. L’altra fu scambiata con un pullmino ecologico da usare come navetta per i dipendenti comunali. Infine, l’ultimo esempio. Riguarda il tenore complessivo della conferenza stampa: secondo Le Monde, «tutti i suoi annunci non hanno potuto non ricordare il contratto con gli italiani che Silvio Berlusconi aveva firmato davanti alle telecamere». Se è vero, come si dice, che tre indizi fanno una prova, allora bisogna dedurre che il-primo-della-classe Matteo Renzi in realtà sia un po’ copione. Va anche detto, però, che è aiutato dalla memoria corta della pubblica opinione. Uno studio di qualche tempo fa sui meccanismi delle campagne elettorali sosteneva che gli elettori ricordano fino a quattro mesi prima, mentre il resto finisce in un tutto indistinto che al massimo lascia qualche suggestione. E se Renzi ne fosse perfettamente consapevole? In fondo, quel pesciolino nella bolla che campeggiava su una slide e che tanto ha incuriosito potrebbe rappresentare esattamente questo: la proverbiale memoria (corta) del pesce rosso, che fa apparire nuove anche cose già viste.