In Francia si afferma “una certa idea dell’Europa”. Al Fn un voto “di adesione”, non di protesta

“Non è che l’inizio”, ha dichiarato Marine Le Pen a commento dello strepitoso esito delle elezioni municipali. 472 eletti al primo turno e la prospettiva di eleggerne altri 315 al secondo con il sistema delle “triangolazioni”, vale a dire degli apparentamenti, oltre ad una quindicina di sindaci. Nelle grandi città, a parte Parigi dove la candidata dell’Ump se vuole vincere deve chiedere il sostegno al Front national (ma non lo farà dicono gli “orfani” di Sarkozy), il partito lepenista si è affermato a Perpignano, Marsiglia, Metz, Lille, Strasburgo, Lione, molte delle quali roccaforti a lungo della sinistra, come Hénin-Beaumont, ritenuta inespugnabile fino a poco tempo fa, dove ha eletto il sindaco senza dover andare al ballottaggio. Hollande è il grande sconfitto, ma anche l’Ump non se la passa bene. Tuttavia, per quanto i socialisti premano sul centrodestra per far fronte comune, in nome dei “valori repubblicani” contro il Front national al secondo turno, Copé e Fillon hanno risposto picche e non è escluso che i loro candidati mutuino dalla Le Pen temi e parole d’ordine per vincere la grande battaglia che si sta combattendo in Francia che non è tra destra e sinistra, come ha precisato la bionda leader della Fiamma tricolore, ma tra una “certa idea dell’Europa” – l’Europa dei popoli, delle nazioni, degli Stati, delle sovranità e delle culture – e l’Europa che i popoli li sta affamando, impoverendo, spogliandoli perfino delle loro identità: l’Europa dei burocrati, dei banchieri, dell’alta finanza, dell’omologazione culturale. La Francia risente forse più di altri Paesi di questo stato di cose e riesce a ribellarsi, non in nome di un banale euroscetticismo, ma di una stabilità continentale che tenga conto delle differenze.

E’ a questa tendenza che la Le Pen ha dato voce. Ed  il voto che fino a poco tempo fa otteneva (ma già non era più così alle presidenziali del 2012) se poteva apparire di protesta, non lo è più. Tutti gli osservatori, perfino i politologi più ostili e prevenuti, parlano di un “voto di adesione”. Che vuol dire di “convinzione”, condividendo le battaglie del Front nazional che con ogni probabilità, dopo l’exploit di domenica, si avvia ad un trionfo, ben oltre le previsioni già rosee, il 25 maggio quando porterà decine di deputati al Parlamento europeo e costituirà l’asse intorno al quale si coagulerà “l’altra Europa”. Un’Europa che, come testimoniato dal sondaggio Ipsos-Nori, è la più plateale smentita dell’Europa di Bruxelles: i cittadini, di qualsiasi tendenza, non ne possono più di mettere testa nel cappio annodato dagli isteroeuropeisti dai quali non hanno nessuna intenzione di farsi strangolare.

La Le Pen, forte del successo, può finalmente dire che il “Fronte repubblicano” è finalmente morto. Sulla sua agonia non c’erano, del resto, dubbi. Basta vedere i sondaggi che danno Hollande (il quale prepara epurazioni nel partito e richiamerà in servizio una delle sue donne emarginate, la seducente Ségolène, per tentare di tappare le falle di una barca che fa acqua da tutte le parti) e l’Ump totalmente frastornato alla ricerca di un successore di Sarkozy che però non trova. Ma il problema non è di assetti partitici disastrati, ma politico.

La Le Pen l’ha capito e non a caso interpreta il suo ruolo prescindendo dalle collocazioni (destra, sinistra, centro, ecc.) allo scopo di parlare a tutti i francesi che in Europa ci vogliono stare come francesi, appunto, e non come apolidi. Una lezioni a tutti i timidi critici dell’Ue che non sanno offrire una via d’uscita perché non hanno il coraggio di perseverare in una politica sovranista che al centro ponga la comunità con tutto quel che ne consegue anche in termini monetari ed economici.