Il vero scoglio per Renzi è il lavoro. I “giovani turchi” del Pd pronti a boicottare il Jobs Act

«Se non cambia il testo, vorrà dire che Renzi il ddl se lo voterà da solo con Forza Italia». Parole chiare quelle di  Matteo Orfeo, leader dei giovani turchi che non molla il pressing della minoranza sul Jobs Act che oggi approda nell’aula di Montecitorio. È il testo sulla riforma del lavoro firmata Poletti il nuovo terreno di scontro con il premier che ha appena passato le forche caudine del disegno di legge sulle province. Se si dovesse intestardire a non modificare la parte relativa ai contratti a termine, già bocciata da Cofferati, Cuperlo e Fassina, Renzi rischia di perdere un pezzo del suo partito, e non solo dell’opposizione più dura che ha maldigerito il cambio di verso in campo sociale della nuova segreteria. «La nostra proposta – spiega Orfini che pure guida l’ala di minoranza più dialogante con la segreteria – è di inserire nel decreto il contratto a tutela crescente rendendolo più conveniente a livello contributivo in modo da rendere più facili le assunzioni». In un’intervista all’Unità Epifani ha dettato la linea. «Se si parte solo dal contratto a tempo determinato, il risultato è creare condizioni vantaggiose per le imprese e negative per i lavoratori», spiega l’ex segretario del Pd molto critico sul decreto, «se si approvasse così com’è finirebbe per essere preclusa la convenienza a fare la riforma del contratto unico di inserimento. Per questo bisogna invertire l’ordine dei provvedimenti». Insomma occorrerebbe almeno introdurre il contratto unico di inserimento nel decreto Poletti invece che rimandarlo alla legge delega su tutto il Jobs Act, è il ragionamento di Epifani. Una posizione più o meno condivisa dalla variegata minoranza Pd, che sul tema del lavoro ha ritrovato un’inedita compattezza fino a minacciare il non voto e quindi la spaccatura. Se Renzi vuole andare avanti a strappi, faccia pure – è il tam tam che si rincorre tra i deputati della minoranza Pd – vorrà dire che dovrà appoggiarsi a una “nuova maggioranza” con con Forza Italia e il Nuovo Centrodestra. Se per l’ex viceministro Stefano Fassina «così come è il testo non è votabile», Cuperlo insiste che il testo vada migliorato nel passaggio parlamentare e mette in guardia il premier dalla deriva decisionista a suon di voti di fiducia che mettono il bavaglio al confronto. Il Jobs Act va corretto – spiega intervistato da Repubblica –  36 mesi senza causale per i contratti a termine sono troppi come sono troppi 8 rinnovi consecutivi.? La fibrillazione nel Pd è nuovo ossigeno per Sel che sul terreno minato dell’occupazione vuole giocarsi la carta della piazza. «Costruiamo ora una mobilitazione nel Paese contro l’idea di precarizzazione selvaggia chec’è nel decreto presentato dal ministro Poletti». Da Bari il ministro replica alle accuse piovute nelle ultime ore: «La mia interpretazione autentica del decreto lavoro è che non aumenta la precarietà a partire da un dato banale: negli ultimi tre mesi del 2013 su 100 al lavoro, 68 erano contratti a termine».