Il sindaco di Isernia (sinistra) se l’è vista brutta, le badanti l’hanno preso di mira

Non si sa se è un paradosso o uno scherzo del destino: un sindaco di sinistra – che come tutti gli esponenti della sinistra non sopporta Putin e santifica coloro che gli sono contro – viene contestato dalle immigrate per aver concesso una manifestazione sulla cultura a Mosca. E non è stata una contestazione piccola, perché lui c’è rimasto talmente male da presentarsi alla stampa come una vittima della violenza, perché le parole feriscono di più di un cazzotto. Il sindaco in questione è Luigi Brasiello, primo cittadino di Isernia, che se l’è vista brutta con un gruppo di badanti ucraine. Tra urla e gesti poco cortesi, le straniere l’hanno messo “sotto processo” per aver autorizzato il “Russia Day”. Che, in verità, non è l’esaltazione di Mosca per quel che sta accadendo in Crimea, ma un evento musicale in programma all’Auditorium della città. «Mi hanno raggiunto – ha spiegato il sindaco – nella mia attività commerciale aggredendomi verbalmente e rimproverandomi di aver ignorato la tensione internazionale provocata dalla Russia. Spero che episodi del genere non abbiano più luogo perché dietro al “Russia Day” non c’è nulla di politico. È solo un appuntamento culturale e un momento di crescita». Brasiello ha parlato dell’accaduto a margine della presentazione del programma della manifestazione. Il problema è che il sindaco sembra quasi giustificarsi, quasi a dire “ho dato il via libera perché non c’è nulla di politico”, una cosa abbastanza singolare visto che parlare della Russia di Putin non sarebbe stato comunque un peccato mortale, né un reato da ghigliottina. Ma è chiaro che per un esponente del centrosinistra non è facile uscirne fuori. Specie se a contestarlo sono le badanti. Ucraine o non ucraine, il prodotto non cambia.