Il primo fallimento del nuovo governo si chiamerà spending review

Tra i fallimenti del governo Renzi potrebbe esserci presto anche la spending review, sulla quale il presidente del Consiglio ha fatto credere di voler puntare molto. Anche su questo versante ci si potrebbe fermare alle chiacchiere e alla propaganda, senza colpire davvero le sacche di spesa pubblica dove si annidano corruzione, sprechi e clientelismo.

Il primo segnale negativo viene dall’inesistente rapporto tra il premier e il commissario taglia-spesa Carlo Cottarelli. Sembra che da quando è a Palazzo Chigi il nuovo inquilino ancora non si sia mai incontrato con il gestore delle “forbici di Stato” e non a caso ha detto a più riprese che alla fine i tagli li (non) deciderà lui. È evidente che se la palla torna sul piano politico sarà quasi impossibile procurare risparmi ed infatti si stanno già creando le condizioni per fare solo propaganda e lasciare le cose come stanno.

L’economista Cottarelli, che per assumere l’incarico si è dimesso dal Fondo Monetario Internazionale ed è rientrato dagli Stati Uniti, è sotto pressione perché la stampa lo accusa di guadagnare troppo, ma quel che colpisce non sono gli attacchi giornalistici, ma la mancata difesa da parte di Renzi. Basterebbe che il premier dicesse agli italiani che è giusto pagare 258 mila euro lordi all’anno (circa 9.000 euro netti al mese) chi deve far risparmiare a regime circa trenta miliardi di euro agli italiani. Se davvero facesse quello per cui è stato scelto nessuno dovrebbe aver da ridire. Il commissario per la spending review è invece costretto a difendersi da solo sul suo blog personale, mentre governo, ministro competente e politica tacciono.

Ma questo è soltanto uno dei segnali che giungono. L’altro, ben più solido, è la dichiarazione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di due giorni fa, quando ha intimato al governo di non fare “tagli immotivati”, ma di ricercare “un nuovo ordine di priorità”. Le parole del capo dello Stato hanno così indebolito Cottarelli e confermato che Renzi – immediatamente allineatosi – vuol fare soprattutto chiacchiere.

Un altro segnale interessante riguarda l’annosa questione dell’acquisto degli aerei F35. Renzi e il ministro della Difesa Pinotti avevano annunciato un drastico taglio e solo il 16 marzo scorso avevano detto che era “lecito immaginare una riduzione del piano”. Poi è arrivato Barak Obama a Roma, ha fatto uno spot propagandistico a Renzi giudicandolo in grado di riformare l’Italia ed è ripartito stamane facendosi promettere che compreremo tutti gli aerei che la Casa Bianca desidera, sia perché ci guadagna sia perché vuole un’Italia armata per far fronteggiare dai paesi della Ue le bizzarrie di Putin. Appena Obama è risalito sull’Air Force One il ministro Pinotti ha fatto una giravolta su se stessa e ha detto che “non ci sarà nessun passo indietro rispetto ai programmi”.

Tutto fa pensare, quindi, che di tagli se ne vedranno ben pochi e quelli che si vedranno saranno  solo propaganda senza recupero di risorse. Basti pensare alla vendita su eBay delle auto blu, 151 macchine con cui forse si recupereranno un paio di milioni di euro, cioè niente rispetto ai trenta miliardi di euro di tagli all’anno che vorrebbe fare Cottarelli.