Il Pd è… alla frutta, anzi al succo di frutta. Lite e scambio di accuse con il ministro “amico”

Il Pd e governo litigano sui succhi di frutta. Da una parte c’è la lobby delle multinazionali dall’altra chi reclama più frutta nelle bevande analcoliche prodotte e commercializzate in Italia. A far scoppiare il caso, la bocciatura da parte della Commissione politiche Ue della Camera dell’emendamento del Pd (presentato dai deputati Nicodemo Oliverio e Michele Anzaldi) alla legge comunitaria che porta al 20% il minimo di frutta (attualmente il 12%) nelle bevande. Un emendamento che era già stato approvato a gennaio, contro il parere del governo Letta che in quell’occasione venne battuto, in commissione Agricoltura. Martedì il sottosegretario Sandro Gozi targato Pd aveva reso a sorpresa parere contrario sull’emendamento scatenando le dure proteste dei democratici nei confronti del ministro Maurizio Martina (anche lui Pd). «Martina è il ministro delle Politiche agricole o delle multinazionali? È singolare che invece di difendere gli interessi dei nostri agricoltori e consumatori, il ministro sulla quota di frutta nei succhi preferisca tutelare le grandi aziende e vada contro il voto espresso dalla commissione Agricoltura su impulso proprio del Pd», ha sostenuto Michele Anzaldi. Che poi ha aggiunto: «L’aumento della quota minima di frutta al 20% è stata una grande vittoria del Pd, nell’ottica di garantire i consumatori e dare un sostegno concreto ai produttori italiani. Risulta poco comprensibile ora un veto che va incontro alle richieste delle grandi multinazionali. Tra l’altro non ci sarebbe alcun impedimento all’emendamento neanche in sede europea». Critiche anche dalla Lega: «Alla prima occasione il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina ha dimostrato da che parte sta: quella delle lobby e delle multinazionali. Il parere contrario del governo alla quota minima obbligatoria di frutta nelle bevande analcoliche è una posizione che va contro il nostro comparto agricolo, i produttori di frutta e la salute dei nostri figli».