“Il Papa non parlava ai politici corrotti”: le acrobazie del “puro” Formigoni per levarsi dall’imbarazzo

Roberto Formigoni è impagabile, nella sua arte tutta democristiana di conciliare gli opposti, di fare sintesi non sempre armoniosa tra spezzoni dispersi e frammentati della politica pur di non nuocere alla sua carriera. Gli scandali alla Regione Lombardia non lo toccano così come i rimbrotti pontifici ai politici corrotti. Formigoni è sempre perfettamente a suo agio, sia che si paragoni a Gesù sia che dica a tutto il mondo: “Siete peccatori anche voi come me”. La contraddizione c’è, ma non si vede, o comunque lui finge di non vederla.

E così su La Stampa odierna l’ex governatore lombardo spiega che il Papa, nel suo discorso ai politici, quando ha detto che i corrotti non saranno perdonati, mica ce l’aveva con chi si è lasciato indurre in tentazione. No, ce l’aveva con la stirpe peccatrice di Adamo. Chi è senza peccato, insomma, scagli la prima pietra. Tutti corrotti, nessun corrotto.

“Guardi – argomenta Formigoni –  se uno legge bene l’omelia vede che i punti fondamentali sono due. Primo: siamo tutti peccatori. Tut-ti, chiaro? “Tutti noi che siamo qui siamo peccatori”, ha detto testualmente Francesco, ed era evidente che parlava anche di sé. Di fronte a Dio nessuno è giusto. Da qui il secondo punto: è fondamentale che ciascuno si riconosca peccatore. Il Papa nella sua omelia ha dunque fatto distinzione tra chi appunto si riconosce peccatore e chi invece si autogiustifica, chi pensa di non aver bisogno della misericordia di Dio». E poi il Papa mica parlava della corruzione secondo il codice penale. No, parlava della corruzione secondo i Dieci comandamenti. La corruzione del cuore, mica quella che si realizza beccandosi una tangente.

Formigoni non è nuovo a questi sconfinamenti teologici. Due anni fa, a chi gli chiedeva conto dei suoi rapporti con l’imprenditore Pierangelo Daccò, coinvolto nel crac del San Raffaele, rispose così: “Anche Gesù ha sbagliato a scegliersi uno dei collaboratori, non pensiamo di essere impeccabili”. Né si sentiva particolarmente peccatore quando giorni fa si autoassolveva con queste parole evangeliche: “La procura tiene accesi i riflettori su di me giorno e notte ma io sono puro come acqua di fonte”. Formigoni peccatore e teologo. Così impertinente che neanche il Papa riesce a fargli venire un dubbio.