Il nuovo ghost-writer di Hollande è uno scrittore dalla doppia vita: funzionario di giorno, rapper di notte

Se non temessimo di offendere qualcuno, diremmo che Hollande, per scongiurare la sua impopolarità record, sta raschiando il fondo del barile. Dal mondo del rap al palazzo dell’Eliseo: è infatti l’insolito percorso di Pierre-Yves Bocquet, il nuovo ghost-writer di François Hollande, incaricato di scrivere i discorsi del presidente della Francia da inizio marzo. Tanto che a Parigi ci si chiede ironicamente se il leader socialista – che conquistò l’Eliseo grazie alla sua celebre tirata in tv «Moi Président, Moi Président…» che aveva quasi la ritmica di un pezzo rap – non stia preparando qualche sorpresa, magari con un intervento in rima, sulle note di Busta Rhymes, Tupac o 50cent. Diplomato all’Ena, la scuola nazionale di amministrazione che è il fiore all’occhiello della Francia, il quarantenne Pierre-Yves Bocquet, ha sempre fatto il doppio mestiere di funzionario di Stato e di critico musicale del mondo gangsta-rap, specializzato in gruppi rigorosamente Usa, gli stessi per cui stravede il presidente Usa, Barack Obama. All’epoca, il vulcanico studente dell’Ena, il vivaio da cui escono i politici e i grand commis della République, agiva indisturbato dietro allo pseudonimo di Pierre Evil. «Tranne qualche eccezione, i suoi colleghi ignoravano la sua doppia vita. Ma nei corridoi del potere, i suoi anelli tozzi e brillanti cominciavano a incuriosire», racconta il quotidiano Le Monde. Fred Hanak, un ex collega al giornale Chronic’Art, descrive Bocquet come «uno dei tre migliori critici francesi di rap». Anche se in realtà non lo ha mai visto in faccia. Quell’uomo è «più segreto di Batman, Banksy o Kissinger», rivela Hanak, rendendo omaggio allo stile hardcore e «all’approccio politico e sociologico alla Bourdieu» del suo collega. «Ricordo un uomo discreto, molto curato. Si vestiva un po’ all’antica, con piccoli occhiali e completi un po’ mesti, tutto il contrario degli articoli che scriveva per noi», testimonia da parte sua Cyril de Graeve, caporedattore di Chronic’art, uno degli unici responsabili del giornale che lo ha incontrato personalmente. «Contrariamente ai fighetti di Libération e Les Inrockuptibles – prosegue – Evil sapeva sempre di cosa parlava, prendeva il tempo per capire i testi, non sbagliava mai e mischiava tutti i riferimenti con grande maestria». Inoltre, «fu uno dei primi a massacrare l’idolo in voga Kanye West, che paragonò a un Coldplay da cortile di scuola». Nella sua carriera semi-clandestina di critico hip-hop, il ragazzo dell’Ena ha anche scritto due libri, Gangsta-Rap e Detroit Sampler e ha realizzato un documentario sulla Black Music: Dalle catene di ferro alle catene d’oro. Unico neo il suo totale disinteresse per il rap francese. «È un po’ come se fosse il Jacques Chirac della critica rap: straordinario in politica estera, pessimo in politica interna», ironizza il capo di Chronic’art. Ma quella è storia passata. Ora Bocquet ha ripreso il pendolino della carriera di Stato, quella a cui può accedere in modo prioritario qualsiasi ex studente dell’Ena. “Dalle catene d’acciaio agli ori dell’Eliseo”, potrebbe ora essere il titolo del suo prossimo libro. Intanto, nell’ufficio della Rue du Faubourg Saint-Honore, scriverà i discorsi presidenziali, dalla consegna delle onorificenze di Stato fino alle prefazioni firmate Hollande. «Metterò tra parentesi le mie attività di scrittura privata», ha assicurato, dicendosi pronto a non esprimere alcuna opinione politica o personale al posto del presidente. «L’unica persona che scrive i discorsi Hollande è Hollande – ha concluso modesto Bocquet – il mio ruolo sarà solo prepararli».