Il Giappone si ferma per un minuto in ricordo delle vittime dello tsunami di tre anni fa

Il Giappone si è fermato per un minuto di silenzio e raccoglimento in memoria delle vittime della devastazione causata dallo tsunami e dal drammatico terremoto di magnitudo 9 che l’11 marzo 2011 mise in ginocchio l’isola causando morti, dispersi e la crisi nucleare della centrale di Fukushima, la peggiore dopo Chernobyl. Secondo gli ultimi dati diffusi ieri dalla polizia nazionale, i morti sono stati 15.884, in gran parte per la forza devastante dello tsunami, mentre il numero dei dispersi si sono attestati a quota 2.633. Centinaia di manifestazioni si sono tenute in tutto il Paese nel terzo anniversario della triplice catastrofe: a Tokyo la commemorazione ufficiale, promossa dal governo al Teatro Nazionale, ha visto la partecipazione dell’imperatore Akihito insieme alla consorte Michiko, del premier Shinzo Abe, dei componenti dell’ esecutivo e dei rappresentanti, tra gli altri, delle prefetture più colpite. «Sono passati tre anni da quel disastro che ha portato via molte vite, con ancora tantissime persone in difficoltà. Esprimo il mio profondo cordoglio e credo sia importante che il popolo giapponese sia unito per non far perdere la speranza», ha detto l’imperatore in un breve intervento trasmetto in diretta tv. «Sono determinato ad accelerare la ricostruzione», ha dichiarato a sua volta il primo ministro in Parlamento, «la riabilitazione del giappone non avanzerà senza che le regioni devastate siano rimesse in piedi». La situazione odierna è ancora molto lontana dalla normalità: oltre 270mila persone non sono ancora potute tornare nelle loro case, distrutte dallo tsunami o rese inagibili dalla radioattività; oltre 100mila  giapponesi, in particolare anziani, vivono ancora nelle abitazioni provvisorie prefabbricate. Malgrado le ripetute promesse del governo, molti rischiano di dover aspettare anni prima di essere rialloggiati. Solamente il 3,5 per cento delle abitazioni definitive è stato costruito nelle province di Iwate e Miyagi. Nell’ultimo anno oltre 600 persone coinvolte nella crisi nucleare hanno presentato nuove denunce contro lo Stato e la società che gestisce l’impianto, la Tokyo Electric Power (Tepco), per i danni subiti. Per far fronte ai costi di ristrutturazione e alle migliaia di richieste di indennizzo, la Tepco ha approntato un fondo appoggiato dallo Stato pari a 36 miliardi di euro.