Il boicottaggio di Renzi alla cerimonia delle Paralimpiadi è un’offesa ai disabili e al buon senso

Com’è facile boicottare le Olimpiadi invernali dei disabili, quelle che in pochi vedono, quelle senza sponsor, quelle che si fanno solo alla fine di quelle normali, quasi in clandestinità, quelle per le quali le grandi major televisive non si fanno la guerra per i diritti, quelle che non danno fama internazionale agli atleti, quelle sulle quali si versano lacrime di commozione e fiumi di retorica, ma non di soldi. Quelle Olimpiadi di “serie B” che per tutti questi motivi è molto, molto facile boicottare.

Ciò che ha fatto anche l’Italia, solito cuor di leone quando si tratta di unirsi ai diktat americani, che di fatto hanno imposto di non mandare le delegazioni governative a Sochi. Ci vuole “coraggio”, si fa per dire, ad andare in pompa magna col premier alle Olimpiadi “normali” e disertare quelle dei disabili, scoprendo improvvisamente l’orco russo e l’agnellino ucraino e mischiando lo sport alla politica estera. Un “coraggio” alla don Abbondio dimostrato da Usa, Gran Bretagna, Germania, Norvegia, Finlandia e Francia, alle quali, ovviamente, s’è unita l’Italia, che ha privato i russi del ministro e di un paio di sottosegretari lottizzati, in segno di protesta. Pensate lo sconcerto dei russi in tribuna per l’assenza della Mogherini.

Ma il punto è un altro: quella protesta politica non era scattata per le Olimpiadi “normali” sulla questione della discriminazione dei gay. Che senso ha oggi un boicottaggio “governativo” di quella manifestazione sportiva se perfino il cattivissimo Putin ha auspicato che l’evento possa favorire la distensione degli animi e la ricerca di una soluzione sulla Crimea e se perfino l’Ucraina ha deciso di partecipare con gli atleti? Per facile demagogia e inconsistenza in politica estera anche stavolta l’Italia ha assunto una posizione “democristiana”, mandando gli atleti e ritirando i “politici”, mentre solo un mese fa a Sochi s’era vista la folgorante passerella di Letta prima della slavina di governo. Eppure già durante quelle Olimpiadi per normodotati si era accesa la miccia dell’Ucrania ed erano iniziati gli scontri in piazza e le scene sanguinose nelle strade. Ma lo show doveva continuare. Il momento della protesta arriva ora, con in pista i disabili, invisibili al mondo per gli altri tre anni e 350 giorni l’anno che li dividono dalla loro competizione. Niente sanzioni internazionali alla Russia, nessun ritiro delle diplomazia a Mosca, giusto qualche scappellotto allo zar Vladimir da parte della comuntà internazionale. Ma polso fermo sulle Paralimpiadi. Che nerbo, che coraggio, Obama e Renzi.