I Renzi boys danno segni di insofferenza alle critiche. E arruolano Totò

Sia Renzi sia gli intrepidi bardi del suo “pensiero” s’aspettavano probabilmente un coro di elogi, entusiastico e plebiscitario, all’annunciata restituzione in busta paga di 80 euro di cuneo fiscale. Tanti elogi ci sono effettivamente stati, ma sono arrivate anche tante legittime critiche, per esempio sulla questione delle coperture o sull’assenza, finora, di una visione realmente strategica dei problemi italiani da parte del giovane premier. Sono i normali costi della democrazia,   del confronto e del dialogo. Ma i Renzi boys mostrano egualmente insofferenza per i giudizi non in linea con la nuova egemonia e il nuovo conformismo che si vanno preparando in Italia. il vicesindaco di Firenze Dario Nardella, renziano entusiasta e tutto d’un pezzo,  è uno dei primi a sbottare:  «Fare polemiche sul fatto che restituiamo agli italiani mille euro l’anno in busta paga, francamente, è davvero difficile. Chi lo fa, penso che scelga la strada della critica a prescindere, come diceva Totò». Guai dunque avanzare perplessità, si rischia di essere ridicolizzati con il richiamo ad Antonio De Curtis. Ma quando un politico fa ricorso a Totò, soprattutto se si tratta di  uno zelante esponente di un nuovo potere in via di costruzione, deve essere consapevole che evocare il principe della risata equivale a utilizzare un boomerang. Perché, se ci fu artista che aveva con la politica un rapporto scanzonato e disinvolto, questo artista era proprio il grande comico napoletano. Totò sapeva trovare il non senso del lessico politico e rivolgerlo contro la “casta” di un tempo. E non ci riferiamo solo al celeberrimo «Votantonio, Votantonio», ma anche a perfide battute come questa: «A proposito di politica, quando si mangia?». Meglio, per Renzi & Company, sopportare gli sfottò di Crozza che evocare il “principe” Antonio De Curtis in arte Totò.