Gli sprechi degli enti locali non possono essere pagati con l’aumento delle addizionali Irpef. Piuttosto si aboliscano le Regioni

Ma perché i contribuenti devono pagare il dissesto degli enti territoriali, Comuni e Regioni, come se fossero loro i responsabili delle disastrate amministrazioni? Se finora non ce ne siamo quasi accorti, da questo mese ci faremo tutti attenzione, per il semplice motivo che le famigerate addizionali Irpef sono state aumentate senza una motivazione plausibile, a meno che non venga accettata come tale appunto la doverosa corresponsione da parte dei cittadini alle allegre spese dei sullodati enti che spandono e spendono in sagre, manifestazioni pseudo-culturali, ricreative, sportive oltre che in inutili e costose missioni all’estero dalle quali tornano con  note spese di fronte alle quali non si sa se indignarsi o risolvere tutto con una liberatoria risata per quanto molto costosa per l’impatto sui nostri bilanci.

Le Regioni, enti inutili e dannosi, come si sono dimostrate da quarantaquattro anni, invece di essere foraggiate dovrebbero essere abolite. Un dibattito in merito è appena iniziato, in coincidenza con la fine dell’ubriacatura federalista cui dobbiamo, appunto, l’innalzamento delle famigerate addizionali. Sarebbe bene che proseguisse perché quando gli italiani si vedranno angariati ulteriormente, non potranno che chiedersi che male hanno fatto per meritarsi tali vessazioni “compensate”, si fa per dire, dalla tenue regalia disposta dal governo per coloro che percepiscono meno di diciottomila euro lordi al mese: la miseria che si ritroveranno in busta paga sarà vanificata nella colonna a fianco che li richiama alla realtà dicendo loro: questi soldi girateli alle Regioni e ai Comuni.

Se almeno godessimo di servizi efficienti, forse pagheremmo queste gabelle con meno rabbia, anzi perfino con una certa soddisfazione. Ma se ricordiamo che periodicamente intere giunte vengono inquisite per malversazione ed allegre spese che nulla hanno di istituzionale, non è possibile che il governo non si ponga il problema dell’ingiustizia a cui sottopone milioni di cittadini di null’altro colpevoli se non di fare il proprio dovere fiscale ed obbedire tacendo. Ma fino a quando? Con un potere d’acquisto degli stipendi arrivato a cifre miserrime, con una tassazione complessiva che supera il cinquanta per cento dei redditi, con una burocrazia elefantiaca (soprattutto regionale e comunale, guarda caso, dilatatasi a botte di clientelismi e favoritismi nel corso dei decenni) che avvilisce le nostre giornate e con servizi da terzo mondo in quasi tutti i settori (scuola, comunicazioni, trasporti, sanità, ecc.) ci tocca ancora sovvenzionare chi andrebbe sanzionato?

Un interrogativo che non sembra scuotere i governanti dai quali, forse in ragione dell’autonomia degli enti locali (ma è una finzione anche questa), non ritengono di dire una parola sull’aumento delle addizionali che contribuirà ad impoverire gli italiani e a rendere gli italiani ancor più sfiduciati.

Ha il suo bel daffare Matteo Renzi ad elemosinare comprensione nelle cancellerie europee ed al tavolo del Consiglio dei ministri di Bruxelles, prendendosi pure i sorrisini ironici di Barroso e van Rompuy, (una vergognosa pantomima che dal capo dello Stato in giù dovrebbe essere stigmatizzata), ma non ha forse capito che prima di guadagnarsi il rispetto in Europa  deve conquistarsi la fiducia dei suoi connazionali. Ed occuparsi forse anche dei mercati rionali oltre che di quelli internazionali dove di certo non sanno neppure che cosa siano le addizionali Irpef regionali e comunali. Mentre gli italiani, disgraziatamente, lo sanno benissimo…