Girone e Latorre presentano un’istanza: la Nia non può processarci. Gasparri: Renzi sui marò non dà segni di vita

Le notizie arrivano con il contagocce. Purtroppo è difficile che il governo indiano prima delle imminenti elezioni esca dal penoso zig zag sui nostri marò, da più di due anni “sequestrati” a Nuova Delhi senza un capo di imputazione ufficiale. Ieri, ma la notizia è arrivata in Italia solo oggi, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone hanno presentato alla Corte Suprema indiana (quella che viene rinviata di settimana in settimana) un’istanza in cui si oppongono all’utilizzazione della polizia antiterrorismo Nia per le indagini sul loro caso, come invece è emerso dall’ultima udienza della Corte Suprema. Cinquanta cartelle, redatte con il contributo dei legali italiani che assistono i due sottufficiali di Marina, mettono “nero su bianco” la tesi per la quale «la stessa natura di polizia antiterrorismo, la National investigation agency (Nia) non può agire senza la presenza di specifiche leggi speciali, come il Sua Act, per la repressione della pirateria». Particolare che contrasta con l’annuncio del procuratore generale indiano, G.E. Vahanvati, che il governo di Delhi rinunciava all’uso di questa legge per incriminare i militari italiani, chiedendo però ai giudici di mantenere la Nia come soggetto delle indagini. Argomento a cui si è subito opposto con forza il legale di Latorre e Girone, Mukul Rohatgi. Di fronte all’inconciliabilità delle posizioni,la Corte aveva aggiornato l’udienza senza fissare una data, in attesa che prima la difesa e poi la Procura presentassero proprie memorie sostenendo giuridicamente le rispettive richieste. Intanto la neoministra degli Esteri fa sapere via Twitter di aver avuto un colloquio telefonico con il collega indiano, Kurdish, «lavoriamo per il rientro in patria dei nostri marò», ha detto Federica Mogherini ripetendo lo stanco ritornello del “work in progress” mentre Matteo Renzi – come osserva Maurizio Gasparri (FI) – dopo la telefonata ai due militari fatta a poche ore dall’incoronazione a premier, non sembra fremere per risolvere la “grana”: “Renzi – dice Gasparri – su questo tema non dà segni di vita”.