Fumata nera sull’Italicum. Quote rosa in bilico: le deputate per protesta si vestono di bianco

Il traguardo è ancora lontano anche se l’agenda parlamentare ha fissato per domani il voto finale e Matteo Renzi  è convinto di chiudere la partita in meno di ventiquattr’ore. Troppi i nodi da sciogliere sulla legge elettorale, a cominciare dalla questione irrisolta della parità di genere che ha messo sul piede di guerra l’esercito femminile e potrebbe rappresentare il grimaldello per far saltare l’intesa sull’Italicum, faticosamente costruita da Renzi e Berlusconi. Una patata bollente, quella sulle quote, che il governo ha deciso di scaricare totalmente sul Parlamento come trapela da Palazzo Chigi.  Alla ripresa dei lavori di Montecitorio infatti manca l’accordo sulle quote rosa, sulla complicata definizione dei collegi di nomina del governo e sul cosiddetto emendamento Salva-Lega. Restano ancora da votare oltre ottanta emendamenti e ci sono a disposizione “solo” otto ore di lavoro. Fumata nera del Comitato dei nove che questa mattina non ha trovato la quadra e ha chiesto il rinvio dell’esame mentre gli sherpa lavorano a uno schema di compromesso che per le quote nelle liste prevederebbe il 40 per cento di capilista donne e il 60 per cento uomini, “lottizzazione” che potrebbe non bastare a stoppare la ribellione femminile e a superare la resistenza di Forza Italia. Così un attimo dopo l’apertura della seduta è il relatore della legge, l’azzurro Paolo Sisto, a chiedere e ottenere il rinvio dei lavori  fino alle 14,30 scatenando le reazioni delle opposizioni (Cinquestelle, Fratelli d’Italia, Sel). «Un ulteriore approfondimento è opportuno. La politica è come una partita: contano gli ultimi minuti, la riforma della legge elettorale la vogliamo condurre in porto», ha spiegato di fronte alla richiesta di ulteriori approfondimenti da parte di Palazzo Chigi. Come annunciato, tante deputate di schieramenti diversi si sono presentate in Aula vestite di bianco per difendere la parità di genere nelle liste elettorali raccogliendo l’appello lanciato da Laura Ravetto (tra loro la democrat Alessandra Moretti ma anche Nunzia De Girolamo di Ncd e Michela Brambilla di Fi. L’asse femminile può contare sulla copertura di Rosy Bindi che sulla parità di genere è pronta a fare le barricate («è un principio non negoziabile e irrinunciabile. Se non c’è, io mi riservo di non partecipare al voto»). Se Forza Italia difende senza se e senza ma la legge, il Pd pur di incassare il successo sarebbe disponibile a una modifica della legge elettorale a favore delle quote, ma per “cambiare verso” deve incassare l’accordo di tutti i sottoscrittori del patto sull’Italicum. A volere ulteriori ritocchi è il partito di Alfano che lavora a «modifiche migliorative», come le ha definite Gaetano Quagliariello, a patto che si rispettino «gli elementi fondanti della riforma». Le perplessità del Nuovo centrodestra riguardano, come è noto, il meccanismo di assegnazione dei seggi per i partiti piccoli e medi e la quota di sbarrameno (che si vorrebbe abbassare). Cauto sul terreno minato della parità di genere, il senatore propone «una disposizione a tempo che possa aiutare la società a cambiare senza rigidità permanenti che diverrebbero illiberali».