FI cerca l’erede giusto. Dopo le sorelle Marina e Barbara, è la volta di Pier Silvio? Primi malumori nel partito

Si mormora che Berlusconi abbia già pronto nel cassetto il discorso di investitura per la discesa in campo di Pier Silvio in vista delle europee di maggio che decideranno il futuro del partito in stato confusionale dopo la decisione della Cassazione di imporre un biennio sabbatico all’ex premier. Il nome del secondogenito dell’ex premier torna ad affacciarsi come successore adatto a prendere l’ingombrante testimone. Imprenditore di successo degno del padre, capace, una situazione familiare al riparo dai gossip, il vicepresidente di Mediaset potrebbe funzionare a mantenere ben visibile (anche sulla scheda)  il marchio di famiglia. Nel gradimento degli elettori sarebbe proprio Pier Silvio il favorito piazzandosi davanti alle sorelle Marina, la preferita di Silvio, e Barbara,  anche loro considerate ottime risorse da utilizzare per arrestare il prevedibile calo di consensi, anche se entrambe non scalpitano per entrare nell’agone. Soprattutto la primogenita che ha più volte smentito l’ipotesi di successione e rifiutato qualsiasi candidatura. Per ora nel cerchio magico azzurro è solo un passa parola di sussurri e di forse, una prudenza necessaria per non scoprire le carte. Ma anche Pier Silvio (che  sarebbe secondo a Renzi nel gradimento degli italiani come possibile leader del futuro) non sembra intenzionato a  sacrificarsi. «Se alla fine Berlusconi fosse costretto ai domiciliari, la candidatura di uno dei suoi figli sarebbe obbligata». I sondaggi che circolano ad Arcore, infatti,  fotografano un elettorato confuso dall’uscita di scena del leader, i peggiori prevedono un calo di voti pari al 5-6 per cento, tanto varrebbe il tesoretto personale dell’ex Cavaliere, che ieri con una mossa a sorpresa ha rinunciato al prestigioso titolo che gli venne conferito, appena quarantunenne, dall’allora presidente Leone. Evaporata la possibilità che il nome leader azzurro possa trainare le liste e mantenere il consenso agli antichi splendori, intanto è guerra sui capilistato ai quali puntano molti dei parlamentari uscenti e i big locali come Raffaele Fitto. mentre il leader vorrebbe investire su nomi e volti nuovi. La patata bollente è nelle mani del comitato per le candidature composto dagli intoccabili Brunetta, Romani, Baldassarri, Verdini e il consigliere politico del capo, Giovanni Toti. Tra i disponibili che scalpitano per un seggio a Bruxelles c’è Claudio Scajola, che dopo l’assoluzione per la vicenda della casa al Colosseo si propone, «chi porta voti deve essere valorizzato», dice forte del suo radicamento in Ligura. Bene l’ipotesi di candidare un figlio di Silvio, ma chi lo decide?,  spiega Scajola, «si deve chiarire  quale organi decide sulle candidature». E non è l’unico contrario all’investitura dall’alto.