Farsi eleggere e usare gli enti locali come un taxi: la tentazione di Rossi (per ora smentita)

Scalare le istituzioni per arrivare alla cima più alta sembra essere diventato lo sport preferito a sinistra. L’insistenza con cui circolano le voci sulle possibili dimissioni di Enrico Rossi da governatore della Regione Toscana per candidarsi alle Europee (lui, costretto dal tam-tam, si è precipitato a smentire) la dicono lunga sull’uso personalistico del voto degli elettori, sfruttato come un taxi per più alte aspirazioni. O per altro ancora. «Utilizzare le istituzioni a proprio uso e consumo, passando sopra la testa degli elettori, per provare a dare soluzione alle controversie interne al Pd, sarebbe davvero sconcertante», commenta il senatore di Forza Italia, Altero Matteoli, l’ipotesi del grande “salto” a Bruxelles del governatore Rossi. Senza dimenticare che anche il “ciclone” Renzi è frutto delle modalità frettolose con cui l’attuale premier  ha rassegnato anticipatamente le dimissioni da sindaco di Firenze per salire precipitosamente le scale di Palazzo Chigi . Forse nel Pd questa pratica sta diventando una costante? Utilizzare come un trampolino di lancio le cariche di sindaco e governatore per decollare su altri scranni è oltremodo disdicevole e lo è ancor più se la “manovra” viene usata subdolamente per sistemare le “caselle” interne al Pd.

I quotidiani toscani evidenziano che Rossi in Toscana avrebbe ancora molto da fare per risolvere i problemi sui quali si era impegnato in campagna elettorale, molte promesse sono ancora tutte da mantenere, mentre  il centrodestra toscano stigmatizza come, in realtà, la  volontà del Pd di “parcheggiare” Enrico Rossi a Bruxelles certificherebbe una  strategia in atto da parte dei renziani in Toscana: quella di allontanare il più possibile dai posti di comando sul territorio chi non appartiene alla loro corrente. Quello di Rossi a Bruxelles sarebbe un vero e proprio “esilio”, secondo questa ricostruzione. Insomma la “promozione” di Rossi all’Europarlamento, darebbe carta bianca ai renziani sul territorio. La candidatura di Rossi non è stata ancora ufficializzata dal segretario Dario Parrini, ma il premier Renzi avrebbe dato l’ok all’“operazione” Rossi. All’anima del “nuovismo” renziano! Queste manovre riportano in auge i fasti della Prima Repubblica. La politica italiana da mesi sta scontando la resa dei conti interna al Pd, “scaricata” con disinvoltura sulle sorti del governo, sulle dimissioni forzate di Letta e sull’assenza di un minimo passaggio parlamentare. Una gestione personalistica delle istituzioni da parte di un Pd che curiosamente insorge in maniera scomposta se solo da altre latitudini politiche si esprime l’auspicio di poter candidare – se il responso della corte di Strasburgo lo consentirà – il proprio leader, nonché rappresentanti di 8 milioni e passa di moderati italiani. Bizzarro, no?