Espulsione in vista per la senatrice Saggese. È la laica Inquisizione del “nuovo” Pd di Renzi

Vietato dissentire anche nel democraticissimo loft di Matteo Renzi. È di questi giorni la notizia (tenuta in sordina) che il Pd ha «iniziato la procedura» per l’espulsione dal partito della giovane senatrice di Salerno, Angelica Saggese, per aver protestato per la scarsa trasparenza sullo svolgimento delle scorse primarie provinciali dall’esito bulgaro per la candidata renziana, Assunta Tartaglione, che stravinto con l’87 per cento. «Espulsa via mail: mi è stata notificata ieri sera. Non avrei mai immaginato una cosa del genere», dice la Saggese colpevole di aver solidarizzato con Guglielmo Vaccaro nel corso dell’occupazione della sede provinciale contro i presunti brogli alle primarie. La notizia del processo avvenuto – racconta Angelica – le arriva proprio mentre in televisione sta seguendo la vicenda della cacciata dei sei senatori grillini per disobbedienza al capo, un’operazione che ha destato lo sdegno dei vertici scandalizzati del Nazareno. Ma vi rendete conto? È incredula l’ingenua senatrice democrat che pure vanta un curriculum ortodosso ed esibisce il voto di fiducia a Renzi come una medaglia («Ribadisco la mia collaborazione con il governo per le riforme e per il bene dell’Italia», dice esibendo la fiducia a Renzi come una medaglia al valore). Renzi come un Grillo qualunque? Lei non sa che c’è espulsione ed espulsione. C’è quella modello kamikaze, un po’ sguaiata, urlata sulla rete e c’è quella notarile e silenziosa, redatta dalla burocrazia del Partito lontano dai riflettori secondo i riti più consolidati delle “Commissioni disciplina” di una volta. Per Vaccaro, il capo degli okkupanti, il messaggio è chiaro: si tratta di una rappresaglia traversale, «un’azione tipica di purghe staliniane, questi iscritti sono responsabili unicamente di avermi dato solidarietà nel corso della protesta civilmente condotta presso la sede del partito». Una protesta che brucia ai vertici democratici visto che il caso è finito anche in Procura, dove il pm dell’Antimafia Vincenzo Montemurro sta indagando sul tesseramento del partito e sulla presenza di alcuni pregiudicati e famiglie di boss nell’elenco degli iscritti di Salerno. Una pasticciaccio brutto che doveva restare in casa e che ora tutti si affrettano a minimizzare, tutti tranne le vittime della Laica Inquisizione. «Pensare di attivare procedure di espulsione per una protesta, anche se pesante e colorita, è fuori dalla grazia di Dio», è il commento del consigliere regionale Giuseppe Russo che spera nel ritorno della calma e del “sen fuggito”. «Non ho condiviso la protesta #occupypdsalerno, ma leggo di espulsioni dal Pd per i contestatori: mi sembra pura follia!» è il commento, postato su Twitter da Enzo Amendola.