Due italiani su tre contro l’euro. Il politologo Ignazi: «La campagna di FdI si giocherà anche su questo»

Dal 2000 a oggi la fiducia degli italiani nei confronti dell’Europa si è dimezzata. È quanto emerge da un sondaggio Demos pubblicato da Repubblica. In 14 anni è scesa dal 57% al 29%. In particolare negli ultimi tempi, da settembre 2013 a oggi, è caduta di cinque punti toccando il livello più basso mai registrato da quando è cominciato il processo di costruzione dell’Europa Unita. La moneta unica viene percepita come una sciagura e l’Europa considerata come un grande esattore che, come scrive Ilvo Diamanti su Repubblica, ha il volto diAngela Merkel e delle banche che chiede senza dare nulla in cambio. Il maggior grado di antieuropeismo si registra tra gli imprenditori e i lavoratori autonomi, il 42%, il dato sale tra le casalinghe (44%) e i disoccupati (38&). Per quanto riguarda la diffusione geografica l’antieuropeismo raggiunge il livello più alto al Sud e nel Nord ovest. «Bisogna spiegare agli italiani  – osserva Gianni Alemanno a margine del congresso nazionale di Fratelli d’Italia – che non è possibile abbassare le tasse senza che l’Italia esca dall’euro. Trattati come il Fondo salva Stati e il Fiscal Compact richiedono all’Italia un durissimo sforzo finanziario senza lasciare nessuno spazio per politiche di riduzione della pressione fiscale».  «Sull’antieuropeismo i margini di manovra di Fratelli d’Italia ci sono, anche se limitati dalla concorrenza della Lega, di Grillo e in misura ridotta di Forza Italia». A dirlo Piero Ignazi, politologo già direttore de Il Mulino, laboratorio di idee e riflessioni sulla società italiana e stimato esperto di destre (nazionali ed europee). «Dal congresso di Fiuggi mi pare sia emersa la posizione più critica nei confronti dell’Europa. In questo momento, tutti vogliono cavalcare il tema anti-europeeo». A guidare FdI, Giorgia Meloni. «La leadership femminile e giovane? Non garantisce automaticamente il consenso. Di certo la Meloni deve evitare di rifare Alleanza nazionale o, peggio, l’ultima stagione del Msi. Rifare oggi An non avrebbe alcun senso». Quali sono oggi i margini di manovra per la destra italiana? «Difficile dirlo. Finché c’è Silvio Berlusconi i margini sono ridotti. La destra italiana, nel bene o nel male, deve ancora fare i conti con lui».