Dopo Forza Italia. È venuto il tempo di cominciare ad immaginare un centrodestra che raccolga tutti i dispersi

Sono i giorni che precedono la scomposizione di Forza Italia. Non dovrebbe gioirne nessuno perché a risentirne sarà l’intero sistema politico italiano. Lo avevamo pensato e detto anni fa, quando non era di moda: Forza Italia e poi il Pdl “erano” Berlusconi. Un movimento, un capo. Se cade il leader cade tutto il resto. E’ questo il limite insuperabile dei partiti “personali”. In quel che rimane del movimento berlusconiano, è tutto un rincorrere ipotesi di salvezza da parte di chi pensava che mai sarebbe accaduto quel che è sotto gli occhi di ognuno. Come se ne esce? Semplicemente non se ne esce. E forse soltanto ora i colonelli ed i graduati di Forza Italia realizzano di aver perduto tempo prezioso inseguendo chimere da agosto in poi, ma anche prima, molto prima.

Il 10 aprile è arrivato, superata l’illusione coltivata del ribaltamento da parte della Cassazione dell’interdizione dai pubblici uffici (soltanto averlo immaginato denota una miopia – non certo da parte di Berlusconi che non ci ha mai creduto – che dovrebbe aprire la porta del licenziamento a chi ha coltivato la fantasiosa ipotesi ), l’ex-Cavaliere si ritrova ormai davanti al proprio destino da solo. Questa è la verità. E chi si illude che con altro Berlusconi in lista il risultato potrebbe essere meno negativo da quello che si paventa, mente sapendo di mentire. Non si costruiscono dal nulla e sul nulla le leadership. E poi, chi ha interesse nell’entourage familiare berlusconiano a creare squilibri che potrebbero gravemente nuocere a tutti?

Non staremo qui a fare l’anamnesi della disfatta: troppe volte ci siamo cimentati (inutilmente) con questo tema grave e stucchevole ormai. Né ci interessano gli stranguglioni di questo o quell’ esponente del “cerchio magico” che si vede a mala pena sopportato dal capo. Ci interessa la sorte del centrodestra. E, dunque, dell’elettorato di Forza Italia, non diversamente dall’elettorato di altre formazioni che si collocano a torto o a ragione nello stesso schieramento. Le europee andranno come devono andare. Ognuno correrà per se stesso, naturalmente. Ma dopo?

Ecco l’interrogativo, al di là delle umane e comprensibile ambasce di Berlusconi, chi prenderà l’iniziativa per recuperare un ruolo ad uno schieramento disfatto ben oltre ogni pessimistica previsione? Sarebbe bene cominciare a pensarci subito. Prima delle elezioni del 25 maggio. E studiare, per come è possibile, un nuovo schema al di là degli egoismi di parte.