Donna sfregiata con l’acido, in tribunale lo show del “mandante”: «Le volevo bene…»

Lui è entrato, lei è uscita perché «stufa di sentire le sue bugie». Lucia Annibali, la donna sfigurata con l’acido il 16 aprile dello scorso anno, ha lasciato l’aula del tribunale di Pesaro quando il suo ex, Luca Varani, accusato di essere il mandante dell’aggressione, ha iniziato a parlare. Ha trovato dunque conferma l’ipotesi, circolata nei giorni scorsi, che Varani potesse rendere dichiarazioni spontanee. Una circostanza che l’uomo sembra aver voluto sfruttare per compiere una sorta di “mozione dei sentimenti” davanti al gup e, probabilmente, anche davanti all’opinione pubblica. Benché il processo si svolga a porte chiuse, infatti, l’avvocato difensore di Varani, Roberto Brunelli, ha riferito che il suo assistito si è detto «dispiaciuto» per le sofferenze della donna, rivendicando però che anche le persone intorno a lui soffrono e ricordando di avere una figlia piccola, la bambina avuta pochi mesi fa da un’altra relazione, quella che è stata alla base della decisione di Lucia di interrompere il fidanzamento. Inoltre, secondo quanto è stato riferito, Varani ha anche mostrato il foglio di un quotidiano in cui si riportavano le dichiarazioni di un suo compagno di cella sul fatto che piangeva sempre ed esprimeva il desiderio di vedere Lucia. «Mi sento responsabile di quello che è accaduto, la situazione mi è sfuggita di mano, a Lucia e alla sua famiglia volevo bene», avrebbe detto Varani, restando fedele però alla linea difensiva adottata finora ovvero che lui non voleva far colpire la donna, ma la sua auto nuova e che non poteva immaginare che poi sarebbe finita com’è finita. Una tesi totalmente rigettata dall’accusa che per Varani ha chiesto il massimo della pena possibile in un processo con rito abbreviato come quello in corso: vent’anni per le accuse di stalking, lesioni gravissime e tentato omicidio. Oltre che dell’aggressione con l’acido, materialmente realizzata da due albanesi, infatti, Varani è chiamato a rispondere anche della manomissione della cucina a gas dell’avvocatessa urbinate, che a inizio mese ha ricevuto da Giorgio Napolitano l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica per l’esempio che il suo comportamento offre a tutte le donne vittime di violenza. Era il 20 febbraio 2013 e la ragazza si salvò perché, entrando in casa, si accorse dell’odore di gas e uscì immediatamente, ritrovandosi davanti il suo ex. Ne scaturì una discussione. Poco dopo l’uomo le inviò un messaggio che chiedeva «perché mi tratti male? Ricordati che comunque ti voglio bene». Anche questo messaggio, come l’articolo sulle proprie lacrime, è finito citato nei venti minuti di dichiarazioni spontanee resi da Varani.