Dall’epocale taglio delle tasse al bonus “elettorale” in busta paga. Prime crepe nelle promesse di Renzi

«Io penso alle famiglie», ha ripetuto anche ieri Matteo Renzi deciso a ignorare la levata di scudi delle parti sociali per rispettare l’ambizioso cronoprogramma di governo che prevede tagli fiscali e una carrellata di riforme strutturali sulle quali ha messo la faccia. Dopo aver polemizzato con la strana coppia Squinzi-Camusso (che ha accusato il premier di«indebolire la democrazia) che ostacola il cambiamento, il premier spinge l’acceleratore sul Documento di economia e finanza per assicurare, come promesso e confermato a tutti gli incontri con la stampa, i fatidici 80 euro extra in busta paga. Lo staff del premier che “va di corsa” e gli esperti del ministero dell’Economia sono al lavoro giorno e notte per conciliare conti, numeri e coperture con i solenni impegni presi da Matteo a marzo nella conferenza stampa degli slides. Stando alle anticipazioni di Repubblica, però, il piano che deve essere inviato a Bruxelles entro il 15 aprile in una corsa contro il tempo prevede una schema di interventi molto diversi dagli spot televisivi di queste settimane che annunciavano una riduzione sistematica della tassazione per fasce di reddito. Al posto della tanta sbandierata detrazione Irpef (che il governo ha preferito all’Irap facendo infuriare Confindustria), infatti, dalle segrete stanze di via XX settembre spunta l’idea di un  un bonus (quindi una tantum) da rendere ben riconoscibile tra le voci dello stipendio. In pratica gli 80 euro mensili in più nel portafoglio degli italiani non arriverebbero attraverso il canale delle detrazioni dell’Irpef , quindi una riforma strutturale del cuneo fiscale, ma attraverso una misura temporanea, uno sconticino, un piccolo cadeau della presidenza del Consiglio prima del voto di maggio. Il ripensamento necessario è  solo una delle piroette alle quali  le famiglie dovranno abituarsi. Non più di un mese fa Renzi aveva sfidato critici e pessimisti dicendo testualmente: «Se non manterrò la promessa di operare il taglio del cuneo fiscale e dare più soldi in busta paga, potete darmi del buffone». Gratta gratta demolition man, l’uomo delle missioni impossibili che vuole cambiare verso all’Italia, somiglia a ben più navigati premier delle passate stagioni di governo e la rivoluzione renziana si ferma alla generosa concessione di una sconticino agli italiani alla vigilia delle elezioni. Renzi vorrebbe chiudere la partita entro la prima settimana di aprile ma, per quanto pirotecnico, anche lui deve fare i conti con i numeri e il rompicapo delle coperture. Per non perdere la faccia dovrà reperire 6,6 miliardi, dove prederà i soldi ancora nessuno lo sa.