D’Alema-Renzi: tarallucci, vino e poltrone. E Baffino da rottamato diventa candidato alla Ue…

A guardarli in foto, fanno quasi tenerezza. Perché si capisce subito che hanno bisogno l’uno dell’altro, come Linus della sua copertina, come Panatta di Bertolucci sotto rete, come Gianni del grande Pinotto. A bene vedere, il “rottamatore” Renzi ha più bisogno del “rottamato” D’Alema che viceversa, ma non lo ammetterà mai. Matteo non  fa nulla per nascondere il sollievo per aver redento il falegname con i baffi che ha segato sistematicamente premier e presidenti della Repubblica passati e presenti, il laureato con “101 e lode” in fuoco amico. C’è voglia di tenerezza tra Renzi e D’Alema, si nota subito, dal regalo che Massimo consegna a Matteo: una maglietta di Totti, direttamente prelevata dalla collezione privata di Baffino, destinata al premier che tifa Fiorentina ma che non può permettersi di sminuire il nemico, soprattutto se trattasi di fuoriclasse. Una comune passione, quella delle magliette dei campioni, fanno sapere i due. La stessa passione per i campioni che Renzi manifesta quando lascia intendere che per l’ex nemico “rottamato” c’è già in caldo una poltrona a Bruxelles, come commissario Ue. «Dobbiamo mandare i migliori», dice Matteo. Che incrocia la camicia con baffi del vecchio bacucco del Pd, restituito a nuova vita politica dalla presentazione di un libro che l’ex premier ha voluto, guarda caso, che officiasse il nuovo leader del Pd. Un incontro che si risolve in zuccherini e assist reciproci. «Quello avviato da Matteo è un programma coraggioso e realistico», dice D’Alema. «Le proposte di D’Alema nel suo libro sono interessanti. Trovo preoccupanti coincidenze…», scherza, ma non troppo, il premier nel corso della presentazione del volume ”Non solo euro”. Renzi non fa nulla per nascondere una grande sintonia con D’Alema nel sottolineare come sia necessaria un’altra Europa, guidata dalla politica e non dalla tecnocrazia, fino a tracciare l’identikit del prossimo commissario Ue: «Dobbiamo mandare in Europa le persone più forti che abbiamo e mi riferisco ai livelli istituzionali», dice Renzi, «ma è sbagliata l’idea che la scrittura di un libro garantisca o meno la candidatura», aggiunge il premier: «Faremo la discussione sulle candidature all’interno del Pd». Cioé, Matteo chiederà un parere a se stesso, in una seduta di autoanalisi dalla quale, statene certi, verrà fuori lo scheletro del rottamato, pronto a trasformarsi in candidato. «Ho apprezzato molto D’Alema, era uno di quelli che continuava a parlarmi anche quando polemizzavamo, a differenza di molti d’alemiani…», prosegue Renzi. E il cerchio finalmente si chiude: il fiorentino s’è ripreso Baffino, l’opposizione nel Pd adesso ha gli stessi numeri degli anti-Putin in Crimea.