Dal Vaffa-day alla “Costituzione non si tocca”. Ora Grillo guida il fronte della conservazione

A testa bassa contro la riforma del Senato targata Renzi anche a costo di sfilare a braccetto con il fronte del “vecchio che avanza”. Questa volta Grillo e Casaleggio agitano il mantra dell’intoccabilità della Costituzione e si allineano alla squadra dei “parrucconi” e dei tutori dello status quo per combattere la svolta autoritaria del premier rottamatore. A sorpresa, e con qualche mal di pancia nel movimento, il leader dei Cinquestelle aderisce e rilancia sul suo blog  l’ultimo appello degli intellettuali di sicura fede progressista, promosso da Giustizia e Libertà contro il  restyling dell’Assemblea di Palazzo Madama. «Stiamo assistendo impotenti al progetto di stravolgere la nostra Costituzione da parte di un Parlamento esplicitamente delegittimato dalla sentenza della Corte costituzionale n. 1 del 2014 – si legge nell’appello – per creare un sistema autoritario che dà al presidente del Consiglio poteri padronali».  La verve rivoluzionaria e anti-sistema che aveva ispirato i Cinquestelli, pronti all’assalto del Palazzo d’inverno per cacciare tutti, si accocola sotto l’ombrello di attempati professori come Stefano Rodotà e insigni costituzionalisti come Gustavo Zagrebelsky, rassicuranti icone antiberlusconiane. Cambiano i protagonisti (prima era Berlusconi oggi è  Renzi) ma non il sacro furore dei paladini della sacra Carta che ha puntellato la Repubblica nata dalla Resistenza e che, anche se in minoranza, sono pronti a fare le barricate contro un ampio fronte trasversale che ritiene legittimo modificare le norme che ingessano il dinamismo della politica. Così nel nome della libertà contro il rischio di deriva plebiscitaria le parole d’ordine che furono del movimento viola contro il Cavaliere tornano attualissime in queste ore di pericolo per la democrazia. Così il Grillo del Vaffa e dello tsunami si ritrova a fare squadra con quella “paccottiglia” pseudo-intellettuale di sinistra che ha sempre deriso pur di fermare il piano berlusconiano di Matteo. Nel messaggio grillino si attacca la svolta autoritaria del Pd, ancora più grave di quella del Cavaliere perché che «così facendo neutralizza la forza d’opposizione». Bisogna fermare subito questo progetto, e farlo con la stessa determinazione con la quale si riuscì a fermarlo quando Berlusconi lo ispirava,  si legge nel testo firmato tra gli altri da Lorenza Carlassare, Alessandro Pace, Roberta De Monticelli, Gaetano Azzariti, Elisabetta Rubini, Alberto Vannucci, Simona Peverelli, Salvatore Settis, Barbara Spinelli, Nando Dalla Chiesa. «La democrazia plebiscitaria non è scritta nella nostra Costituzione e non è cosa che nessun cittadino che ha rispetto per la sua libertà politica e civile può desiderare». La conversione scalfariana di Grillo è consumata e Renzi ha buon gioco nell’osservare che «tanti di quelli che hanno votato Grillo vorrebbero che votasse con noi l’abolizione del Senato. Ma lui non lo fa, perché ha più vantaggio ad alimentare conservatori e status quo che a cambiare».