Cristicchi pronto al bis: dopo l’esodo istriano pensa di mettere in scena “Canale Mussolini”

Il suo “Magazzino 18”, monologo sull’esodo del popolo istriano, ha avuto un successo clamoroso: oltre cento le repliche già in calendario per l’anno prossimo. Così Simone Cristicchi si sente incoraggiato al gran salto: dalle canzoni al “musical civile”, dall’esperienza di cantautore al teatro di rottura. E deve avere maturato questa convinzione anche scontrandosi con l’ottusità dei suoi contestatori che, in nome di un antifascismo da rottamare, hanno cercato di boicottare il suo impegno. Impegno risarcitorio e non revisionista. Perché narra di italiani come tutti gli altri. Cristicchi parla oggi di tutto questo in un’intervista con Il Tempo (realizzata da Carlo Antini) e racconta il modo in cui ha dovuto fronteggiare quello che definisce “squadrismo rosso”. Racconta anche di avere avuto paura a Scandicci “dove sono entrati in teatro alcuni dei centri sociali. Non se ne volevano andare e il pubblico ha iniziato a urlare la sua rabbia. Si stava per degenerare nella rissa ed ero preoccupato soprattutto per gli anziani presenti in sala”. A Roma, poi, c’è stata tensione: hanno imbrattato il teatro Vittoria e “nessuno ha detto una parola, ci siamo rimasti tutti molto male”. Infine Cristicchi annuncia che sta lavorando a un’idea con lo scrittore “fasciocomunista” Antonio pennacchi: “L’ho incontato di recente, abbiamo parlato della possibilità di mettere in scena il suo Canale Mussolini. Lui mi è sembrato molto felice dell’idea”. Cristicchi è ormai avviato, dunque, sulla strada della riscoperta di pagine da sottrarre alla furia manipolatoria delle ideologie. Viva il musical civile, allora. Soprattutto se, come in questo caso, non interpreta la “cittadinanza attiva” come ossequio alle parole d’ordine della sinistra ma come via per sperimentare la libertà di pensiero e di critica.