Confindustria stronca Renzi: basta con gli spot alle famiglie, non servono a nulla

11 Mar 2014 10:19 - di Romana Fabiani

Assediato dalle compagne in bianco che  chiedono di «chiarire» la bocciatura delle quote, reduce dal braccio di ferro con il Tesoro sulle coperture per la riforma del fisco, Matteo Renzi deve vedersela anche con Confindustria che non molla sulla defiscalizzazioni delle imprese mentre il premier conferma di voler partire dai tagli all’Irpef  senza toccare  l’Irap. Una lettera aperta sul Corriere firmata Giorgio Squinzi mette con le spalle al muro il baldanzoso Renzi, che intende destinare alla famiglie il tesoretto di dieci miliardi di euro ottenuto dal taglio delle tasse (conteggiato con eccessivo ottimismo). «Siamo da tempo convinti che la questione chiave è la riduzione del cuneo pagato dalle aziende. Ridurlo vorrebbe dire venire incontro a chi produce e genera valore in Italia», dice il numero uno di Confindustria  chiedendo di rallentare la morsa fiscale sulle imprese per migliorare la competitività e sostenere l’occupazione. Meglio un lavoro che pochi soldi più in busta paga, insomma. «Sarebbe interessante – provoca Squinzi – chiedere agli italiani se vogliono un lavoro o qualche decina di euro in più in tasca». La strada, dunque, non è così spianata per il premier che ha una gran fretta di annunciare via Twitter il regalo alle famiglie italiane e spinge perché sia tutto pronto per il Consiglio dei ministri di domani che dovrà sfornare i primi provvedimenti per “cambiare verso”. Al cronoprogramma da record esibito per il voto di fiducia, il mondo dell’industria risponde con il realismo dei numeri e dei fatti. «Sono poche ed efficaci» le cose da fare secondo Squinzi: «Cresceremo se il costo delle nostre imprese sarà confrontabile con quello dei nostri diretti concorrenti. Cresceremo se le regole del fare impresa saranno poche, rigorose e comprensibili». Il numero uno di viale dell’Astronomia mette in guardia dagli slogan e chiede forme contrattuali più flessibili,  all’ingresso come all’uscita dell’occupazione («togliamo i pesi e le complicazioni inutili della riforma Fornero»).  E ancora sulla questione irrisolta dei debiti della pubblica amministrazione che strangolano i privati: «Cresceremo –  scrive ancora Squinzi –  se il basilare principio che regola il rapporto tra qualsiasi cliente e fornitore verrà rispettato, in primo luogo dallo Stato: pagare i propri debiti e pagarli in tempi corretti». Insomma la parola d’ordine per uscire dalle secche della crisi e rimettere in moto l’economia nazionale è ridare competitività al Paese e alle imprese e non gli spot ad effetto e la retorica solidale. E pensare che Renzi in nottata aveva pensato di chiudere la partita in poche ore, «si parte dalle famiglie, so che le imprese ci rimarranno male, ma l’ho spiegato al capo degli industriali». Che evidentemente non è rimasto convinto.

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