Compravendita della clinica “Ruesch”, in manette il padre di Augusto De Megni e il nipote di Previti

L’inchiesta napoletana sulle procedure di acquisto della clinica Ruesch ha portato questa mattina ad arresti eccellenti. A Roma è finito in manette il commercialista Umberto Flesca Previti, nipote dell’ex ministro Cesare Previti, coinvolto nell’indagine della Procura Distrettuale Antimafia di Napoli sulla compravendita, poi non avvenuta, della  nota casa di cura napoletana. Nell’inchiesta sono state arrestate altre cinque persone, tutte ai domiciliari. Tra i cinque anche alcuni nomi conosciuti al “grande pubblico” come quello di Dino De Megni, padre di Augusto il bimbo rapito alcuni anni fa e poi diventato un personaggio televisivo, vincitore della sesta edizione del Grande Fratello, e di Leonardo Covarelli, ex presidente della società Pisa Calcio. Le indagini state avviate dalla Guardia di Finanza che aveva ricevuto notizia della compravendita illegale della clinica poi bloccata dagli investigatori perché i capitali per l’acquisto sarebbero stati frutto di riciclaggio. Agli indagati vengono contestati i reati di riciclaggio e reimpiego di denaro di illecita provenienza, intestazione fittizia di valori, falso in bilancio, formazione fittizia di capitale, tutti aggravati dalla trans nazionalità. Secondo gli inquirenti gli indagati avrebbero usato società con sede in Austria, Germania e Gran Bretagna, sui cui conti correnti sono stati accumulati capitali sottratti dal fallimento della San Pio Sas,  società del settore alberghiero. Secondo l’accusa, i capitali frutto della bancarotta fraudolenta, successivamente, sono stati trasferiti in Italia per tentare l’acquisto del capitale della nota clinica partenopea “Ruesch” attraverso due società immobiliari, la “Iniziativa 2003” e la “New Glen srl”. I finanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria, coordinati dal procuratore aggiunto di Napoli Giuseppe Borrelli, e dal sostituto Giovanni Conzo, hanno anche eseguito nei confronti dei sei indagati, un sequestro di beni per equivalente pari a oltre 9 milioni di euro. Tra i beni sequestrati ci sono ville e immobili (anche di valore storico) a Bologna, Pisa, Perugia e Roma, oltre a numerosi terreni nella provincia di Cosenza.