Cogne bis, Franzoni calunniò il vicino: reato prescritto

L’ultimo capitolo giudiziario del delitto di Cogne si consuma, a Torino, in un’aula di Corte d’appello pressoché deserta: solo una donna, nella tribunetta destinata ad accogliere il pubblico, ascolta i giudici leggere il dispositivo che prende atto della prescrizione e ordina di “non doversi procedere” contro Anna Maria Franzoni per il reato di calunnia.

Sono lontani i tempi in cui la terribile morte del piccolo Samuele Lorenzi riempiva il tribunale, con la gente che aspettava per ore in coda fuori dai cancelli e distribuiva numeretti per garantirsi il posto migliore. Non c’era la folla e non c’era nemmeno Anna Maria, che sta scontando a Bologna i sedici anni di carcere per l’omicidio del figlio: ottenuto il diritto a un lavoro esterno in una coop sociale, ora sta lottando per la detenzione domiciliare “speciale” che le permetta di occuparsi del figlioletto Gioele. In questo processo, frutto di un’inchiesta chiamata “Cogne bis”, era imputata per la denuncia che nel 2004, due anni dopo il delitto, firmò contro un vicino di casa, Ulisse Guichardaz, alla fine delle indagini difensive orchestrate dal suo avvocato di allora, Carlo Taormina. In primo grado, nel 2011, venne condannata a sedici mesi. Il reato, la calunnia, ormai si è prescritto, ma i suoi nuovi legali, Lorenzo Imperato e Paola Savio, hanno comunque preso la parola per eccepire e puntualizzare: «Quella denuncia non è punibile perché non era idonea a provocare l’apertura di un’inchiesta contro Guichardaz. Le consulenze psicologiche inoltre hanno stabilito che Anna Maria Franzoni, rispetto alla morte del figlio, ricorda di essere innocente. Quindi, nel firmare il documento che le era stato sottoposto, non era consapevole di lanciare un’accusa falsa». La prescrizione è arrivata anche per l’altro imputato, il fotografo svizzero Eric Durst, l’unico dei componenti del team di Taormina finito sotto processo: sua era l’impronta digitale, comparsa su uno stipite della villetta di Cogne, che era stata presentata come un indizio decisivo in favore della Franzoni. Il professionista ha sempre detto che si appoggiò al muro inavvertitamente. Il Cogne bis avrà ancora uno strascico: il pg Vittorio Corsi ha chiesto e ottenuto la trasmissione degli atti in procura per Enrico Manfredi, un altro dei consulenti di Taormina, ma sarà solo accademia perché anche nel suo caso il reato è prescritto.