Ci risiamo con gli eurosiparietti: sorrisetti sprezzanti verso l’Italia tra Barroso e Van Rompuy

Ci risiamo con gli eurosiparietti sprezzanti verso l’Italia. Ricordate l’irritante e strafottente scambio di sguardi e sorrisi tra Sarcozy e la Merkel, all’indirizzo di Berlusconi, nell’autunno del 2011? Qualcosa di simile s’è ripetuto -anche se in modo meno enfatico – nel corso del vertice Ue a Bruxelles. A fare questa volta le spese dell’euroarroganza è Matteo Renzi. È accaduto durante lo conferenza stampa con Barroso e Van Rompuy prima del faccia a faccia tra il presidente della Commissione Ue e il premier italiano. A una domanda sull’opportunità di far crescere il deficit pubblico dell’Italia per contrastare l’euroscetticismo dilagante, i due alti dignitari dell’Ue si sono scambiati, prima di rispondere, un sorrisetto ironico e decisamente inopportuno. Poi però, dopo l’incontro con Renzi, il clima s’è fatto più sereno. «L’Europa sosterrà le riforme dell’Italia», ha detto Barroso in un tweet. Il premier italiano, di rimando, ha definito «molto positivo» il colloquio avuto con il presidente della Commissione di Bruxelles. Ma la tensione rimane, ancorché sottotraccia. «L’Italia non viene in Europa come uno studente fuori corso ma come un Paese fondatore che rispetta i vincoli», ha detto, tra le altre cose, Renzi.

Sempre durante la conferenza stampa,  Barroso ha anche rilasciato una dichiarazione che è  suonata come una sorta di avvertimento all’Italia:  «Il rispetto degli impegni presi in sede europea è fondamentale». «Ho comunque preso atto – ha continuato Barroso– delle dichiarazioni fatte a Berlino» con cui il presidente del Consiglio «si è impegnato a un programma molto ambizioso di riforme e allo stesso tempo ha anche detto che avrebbe rispettato tutti gli impegni a livello europeo. Credo che questo sia fondamentale per la fiducia nell’Italia e per tutta l’Ue». Non si è fatta attendere la replica di Renzi. «L’Italia – ha risposto piccato il premier – sta rispettando tutti i vincoli, quindi l’Italia è uno dei Paesi che i parametri li rispetta». In ballo c’è la richiesta italiana di innalzare la soglia del deficit  dal 2,6 al 3 per cento (comunque nel rispetto dei parametri di Maastricht) al fine di ridare fiato alla nostra economia e sostenere la ripresa per il 2014.

A questo punto c’è però da chiedersi, al di là della legittima irritazione per il comportamento di Barroso e Van Rompuy, se l’iniziativa di Renzi sul deficit abbia reale  fondamento e se serva effettivamente all’Italia. Scetticismo in merito ha espresso Renato Brunetta:  «Il deficit implicito nei tendenziali di finanza pubblica è  pari al 2,8% del Pil. E queste proiezioni riducono, fino ad annullare, qualsiasi ulteriore margine di intervento sia ai fini dell’ulteriore spesa in conto capitale per il ripianamento dei debiti della PA, sia per la ventilata riduzione del cuneo fiscale. Provvedimenti che non possono essere realizzati in deficit». Non manca chi avanza il sospetto che, quella di Renzi, sia solo “ammuina” in vista della campagna per le europee.