Caro Grillo, tu e Renzi non siete neppure una scarpa di Achille Lauro…

Il sentito dire si trasforma in verità assoluta, la maldicenza in realtà. Anche Grillo ci casca, ripetendo gli squallidi “racconti” che per decenni la sinistra ha messo in giro per gettare fango sugli avversari, specie se questi avversari le impedivano di conquistare i posti di potere. «Matteo Renzi come Achille Lauro, che per diventare sindaco di Napoli regalò ai potenziali elettori una scarpa con la promessa di dare la seconda se fosse stato eletto», sbotta il leader dei Cinquestelle sul suo blog. «Gli 80 euro di Renzie sono peggio. Lui almeno una scarpa prima delle elezioni l’ha data. Gli 80 euro saranno in busta paga, se ci saranno, solo dopo le elezioni europee». Al di là dell’accostamento improprio tra un premier che ancora non ha fatto nulla (tranne presentarsi con il look alla Fonzie e fare l’ospite ad Amici) e un uomo che è entrato nella storia di Napoli e dell’Italia, le parole di Grillo dimostrano quanti danni ha prodotto l’influenza della sinistra sui media e quante voci maligne siano diventate verità. Basta fare una piccola ricerca per scoprire che i maggiori quotidiani, quando ricordano la figura del Comandante – già fascista, monarchico, missino, post-missino non dicono che regalava una scarpa prima del voto, ma si limitano a scrivere «Raccontano che…», senza specificare chi lo raccontava. Nelle elezioni comunali del 1952 e 1956 Lauro riuscì ad arrivare fino a trecentomila preferenze, quota mai raggiunta prima da un candidato alle elezioni locali. Nelle politiche del 1953 ottenne 680mila preferenze alla Camera, anche questa quota mai raggiunta fino ad allora da nessun deputato. Qualcuno, a sinistra, dovrebbe chiedersi quante scarpe avrebbe dovuto acquistare Lauro per ottenere quel successo così clamoroso, una quantità che avrebbe risolto i problemi occupazionali di tutte le industrie calzaturiere. In più c’è da dire che questa maldicenza (che Grillo ha ripetuto) offende il popolo napoletano, che ha votato il Comandante per convinzione e che oggi viene fatto passare per un popolo così squallido da vendersi per un paio di mocassini. Non si sa, poi, come faceva Lauro a sapere se gli elettori calzavano il 42 di scarpa o il 40, un’impresa ardua viste le difficoltà che il principe azzurro incontrò con la scarpetta di Cenerentola. Grillo e compagni dovrebbero chiedersi perché i napoletani veneravano Lauro: non certo perché distribuiva scarpe ma perché rivoluzionò Napoli come nessun sindaco ha mai fatto nella storia della città partenopea, dalle fogne alle grandi piazze. Una Napoli che in quel periodo visse la sua stagione più fiorente, un risveglio economico e sociale, un rilancio, a differenza delle varie Napoli guidate dalla sinistra, che sono andate dritte verso il tramonto. Basterebbe riguardare le immagini dei funerali di Lauro, molti anni dopo la sua uscita dalla politica, con tanta gente comune in lacrime, per capire il segno lasciato dal Comandante, un segno che né Renzi né Grillo riusciranno mai a lasciare.