Botte e sputi alle primarie del Pd di Roma: la scossa renziana fa traballare il partito

A Roma, le primarie per individuare i candidati del Pd alle Europee finiscono a calci e sputi. Sono botte democratiche. Insulti , risse, denunce in tribunale. Da Roma a Modena, dalla Campania alla Sicilia, passando per la Basilicata, il nuovo corso “renziano” segna una oscillazione verso l’alto del grado di tensione nel partito di maggioranza relativa. Se si aspettava una scossa dalla impetuosa ascensione dell’ex sindaco di Firenze ai vertici del Pd, prima, e a Palazzo Chigi, subito dopo, la scossa è arrivata. Non per i conti pubblici, nè per le riforme (che ancora non si vedono), e neppure per rimettere in marcia l’economia. La scossa è quella che sta facendo letteralmente traballare il partito. Non c’è riunione, congresso, assemblea dove non emergano evidenti segni di lacerazione, di disgregazione, di furiosa contrapposizione fra nomi e fazioni . Per alcuni si tratterebbe di segni di vitalità .  Un modo forse un po’ spicciolo, ma in fondo in fondo efficace, per rianimare il dibattito e accendere  il confronto  che, da quelle parti, è sempre “democratico”, anche quando finisce in rissa e qualcuno viene ricoverato in ospedale. Ci permettiamo, però, di dubitare. Gratta gratta, leggendo le cronache locali   – perché su quelle nazionali la parola d’ordine è di non disturbare il manovratore (Renzi) con simili quisquiglie – ti accorgi però che  qualcosa non quadra. Di dibattito politico, di confronto di idee non c’è traccia nelle animate dispute che si accendono fra  i delegati. Lo scontro è sulle tessere, sui candidati. È lotta per spartirsi fette di potere e scranni parlamentari, posti in consigli di amministrazione e strapuntini nella selva del sottopotere nostrano. Altro che idee. Qui si bada alla ciccia. Con belluino approccio e raccapricciante tracotanza. Prendi uno come Bettini, uomo-regia per antonomasia nella nomenclatura di via del Nazzareno. Il “potente” Bettini punta al Parlamento europeo. Ne avrebbe anche titolo, visto il  contributo sempre decisivo che ha offerto nelle strategie del Pd e il suo fiuto (in verità non sempre eccellente) nello sponsorizzare e nel  piazzare uomini in posti chiave. Gente come Veltroni, Gasbarra, Zingaretti hanno goduto della sua folgorante intelligenza per conquistare postazioni istituzionali di prestigio. Lo stesso Renzi si è abbeverato al suo calice per ottenere la palma di vincitore in casa pieddina, dopo aver perso le primarie con Bersani. Eppure, in questa autentica bolgia permanente in cui è ridotto il Partito democratico, persino uno come Bettini deve fare la spola tra un congresso di sezione e l’altro, tessere alleanze spurie e compromettenti. Tutto per guadagnarsi i voti che servono alle primarie. Dura lex, sed lex. Il risultato di cotanto sfoggio democratico, però, non sembra proprio andare nel verso di restituire dignità alla Politica, nel senso alto, vero e nobile del termine. Tutt’altro. Tra pernacchie , cazzotti  e smadonnamenti vari, il ciclone Renzi sta provocando un autentico smottamento. Forse ha ragione Berlusconi quando dice che Renzi sta facendo più danni ai comunisti di quanti ne abbia fatto la caduta del Muro di Berlino.  Forse. Perchè da quel che si vede, in materia di coerenza, stile, comportamenti, visione, lotte tra Guelfi e Ghibellini, astiosità manifeste e sottili perfidie, è difficile capire come andrà a finire. E’ proprio vero: al peggio non c’è mai fine.