Atene a Roma, là dove nasce l’Europa. Una mostra al Quirinale “incornicia” il semestre Ue

Atene e Roma, un messaggio di civiltà in cui si “inventano” i fondamentali dell’Occidente, quei  valori umanistici e di democrazia che sono ancora fondamento della cultura europea. Venticinque capolavori per dimostrarlo. Intitolata “Classicità ed Europa. Il destino della Grecia e dell’Italia”, la rassegna al Palazzo del Quirinale è stata ideata per celebrare l’anno in cui le due nazioni assumono le presidenze di turno del Consiglio dell’Unione Europea.  Un racconto che si snoda fino al 15 luglio dalla Sala della Rampa alle Sale delle Bandiere. Ad accoglierci lo splendido gruppo scultore dei Tirannicidi, la bellissima copia romana (II secolo dall’Archeologico di Napoli) dell’originale greco andato perduto, che raffigura Armodio e Aristogitone che uccisero Ipparco nel 514 a.C., aprendo così la strada all’affermarsi della democrazia ateniese. I presupposti per lo sviluppo di quella lenta e solida coscienza politica che troverà nella democrazia di Pericle la sua massima espressione. Troviamo l’ Atena pensosa, innanzitutto, un bassorilievo in marmo pario datato 460 a.C. in cui la dea della guerra  è raffigurata in posizione eretta, il capo lievemente inclinato su una lancia ormai inoffensiva, pronta anzi a difendere le grandi conquiste del cuore e della mente. «Abbiamo vinto», sembra dire, «ma non ci sono conquiste irreversibili» ed  è necessario essere pronti a fronteggiare le molte minacce. C’è po il Codice Purpureo Rossanense, un tesoro inestimabile del VI secolo d.C. proveniente dal museo diocesano di arte sacra di Rossano, esempio di accoglienza dei profughi da parte della nostra terra di Magna Grecia. Mentre il Cratere di Eufronio, del 513 a.C. conservato al museo nazionale etrusco di Villa Giulia a Roma, racchiude in sé i due diversi volti della guerra: nella parte posteriore è rappresentata una scena di giovani guerrieri contenti di combattere per difendere Troia;  nella parte anteriore Sarpedonte ucciso e Achille nell’Ade che rimpiange la terra dei vivi.

Le opere prestate dalla Grecia coprono un arco di storia di oltre cinque millenni, dalle prime testimonianze di civiltà cicladica presenti con una statuetta femminile scolpita nel marmo, piatta e levigata, le braccia conserte, probabile oggetto di culto, fino alle moderne tele di Moralis e di Parthenis, passando per il San Pietro di El Greco del 1600, dalla Galleria nazionale di Atene. Delle opere provenienti dall’Italia, anch’esse collocate nell’arco di più millenni, segnaliamo l’anfora a staffa micenea del museo di Taranto del 1200 a.C., un San Giovanni Battista di Caravaggio, Il tributo della moneta di Mattia Preti e Il mattino delle rose di Giovanni Giani, del 1906. Lo scopo dell’iniziativa è di illustrare il messaggio delle civiltà classiche che, dopo tre millenni, è ancora oggi alla base della cultura europea. “Inventati” da Atene e propagati da Roma, due sono i valori fondanti: l’uomo al centro della storia e l’idea di democrazia. Democazia, idea imperiale, oligarchia, demagogia, sono termini che informano da sempre il lessico e la dialettica politica e che hanno ispirano e ispirano il dibattito pubblico, parole usate come valori o disvalori, criticati o corretti, o inclusi in un sistema “misto”. Una dialettica che non nasconde contraddizioni, passi indietro, superamenti. Il contrasto di fondo tra democrazia e criteri di competenza è l’ antica obiezione dei pensatori ateniesi; per non parlare dell’ invito ad una presa d’ atto dell’ inevitabilità del principio oligarchico che cova sotto la corteccia democratica. È qui la radice della riscoperta del sistema “misto” della costituzione romana repubblicana, come la intese lo storico Polibio, il suo emulo-interprete Machiavelli (Discorsi sulla prima deca di Tito Livio), cui parve l’ esempio perfetto di equilibrio, “importato” da molti studiosi americani della “mixted constituton”. Una mostra che riconcilia con il nostro passato, purché faccia da lievito anche per il futuro.