Alla Guzzanti fanno ribrezzo anche le ministre (carine) del Pd. Ma è sempre colpa di Berlusconi…

Il fondamentalismo femminista di Sabina Guzzanti non conosce limiti: né quelli imposti dal buon gusto; né quelli dell’appartenenza politica. Così, intervistata a Campiglio Tre per tre sul tema “donne e media”, non usa mezzi termini per esprimere il suo giudizio, più estetico che tecnico, sulle rappresentanti delle quota rosa dell’esecutivo Renzi: «Il nuovo governo? È mostruoso, e le ministre in carica sono donne immagine». E se l’apprezzamento non fosse stato sufficientemente offensivo, a stretto giro l’autrice satirica pensa di aggiungere anche: «Sono giovani, come possono avere le competenze necessarie per essere ministri?».

Certo sono lontani i tempi in cui l’attrice inveiva – nel più totale silenzio delle donne di sinistra – contro l’allora ministro Mara Carfagna, a cui poi Sabina Guzzanti ha dovuto elargire un congruo risarcimento danni. Ma di sicuro la voce della sinistra radicale, dissidente e giudicante, non ha perso livore creativo e cattiveria ironica: semmai ha decisamente abdicato alla possibilità di metaforizzare le sue invettive. Così, non paga della replica con cui, solo qualche giorno fa, Maria Elena Boschi si giustificava della propria avvenenza – come se il fattore bellezza fosse un reale limite alla credibilità politica – liquidando la questione con un secco «vorrei essere giudicata per le riforme, non per le forme», rispondendo alle domande della Latella, senza perifrasi stemperanti la Guzzanti si è ritrovata a dare al neo ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, del tipico «esempio di donna al potere per raccomandazione». Una asserzione inopportuna, e quel che è peggio, paradigma di un vetero femminismo che ci si augurerebbe superato, fondato sull’assioma radical chic di sinistra per cui una donna al potere non può – e forse non deve –essere bella. Decretando, di fatto, la proporzione discriminante secondo la quale l’avvenenza sarebbe direttamente proporzionale all’incapacità parlamentare.

Una battaglia anti-propagandistica inaugurata all’indomani del giuramento delle lady renziane, con l’intellighenzia sinistrorsa a esprimere tutto il proprio malumore sociale e un insopprimibile “dissenso ideologico” sul tailleur inguainante della Boschi, o sul “visetto d’angelo” della Madia, e che ora trova il suo apice sarcastico negli attacchi al vetriolo della Guzzanti. Ma da quando visi acqua e sapone e gonnelloni folk anni Settanta sono diventati un look d’ordinanza da preferire al più rampante completo e tacco alto?

Attacchi strumentali, insomma, che denunciano una implicita osservazione integralista del dogmatismo femminista più retrivo e astioso – quello ostentato senza remore dall’attrice – oggi anche blogger – intervistata dalla Latella, e anche molto di più: recriminando sulle ministre del governo Renzi, accusate tra le righe di incarnare un prototipo politico lanciato e sostenuto dal suo atavico nemico di sempre, Silvio Berlusconi – vittima prescelta delle sue invettive al vetriolo – l’attrice  rievoca un fantasma mai esorcizzato dai progressisti, cavalcando implicitamente anche le recriminazioni della sinistra radicale, che al premier toscano contesta una gestione “berlusconiana” del Partito democratico. Così, nel pacchetto satirico, l’offerta diventa un colpisci uno e ne offendi due… e spari qualunquisticamente nel mucchio.