Accade nella rossa Emilia: in orario di lavoro tutti a teatro. Per la festa della donna una pièce anticattolica sul ciclo mestruale

Per la Festa della Donna la Giunta di centrosinistra che governa la Regione Emilia Romagna, non sapendo più cosa inventarsi, è stata folgorata da un’idea geniale: parlare di rieducazione e sessuomania, ovviamente a spese dei contribuenti. A beneficiare della cura sono i dipendenti dell’ente governato dal presidente Vasco Errani, con la presidente dell’Assemblea legislativa regionale Palma Costi e la presidente della commissione Pari opportunità Roberta Mori, tutti e tre fedelmente del Pd. Mentre i consiglieri comunali, travolti dall’inchiesta sui rimborsi facili, faticano anche solo ad offrire un caffè, la Regione non ha badato a spese e ha invitato tutti, dipendenti e collaboratori, ad una piece sulle… mestruazioni! Questa mattina, infatti, nella sala polivalente “Guido Fanti” delle Torri di Kenzo va in scena lo spettacolo “Corpi impuri”. Paga tutto Errani, anche le due ore di assenza dal lavoro dei dipendenti che possono compilare un modulo apposito e vedersi così corrisposte le due ore come se lavorassero. La rappresentazione va in scena oggi e non domani, 8 marzo, per un semplice motivo: essendo sabato, con il giorno di riposo a disposizione quanti dipendenti si sarebbero presentati all’alta performance culturale? “Corpi impuri” descrive «un fenomeno naturale e censurato, evitato come la più vergognosa delle colpe». Il bersaglio principale è la Chiesa che «come le altre religioni monoteiste ha considerato il corpo mestruato un corpo impuro». Peccato che l’idea del sesso come qualche cosa di meccanico sia l’offesa peggiore per una donna. Ma che la piece sia anticattolica lo prova anche la allucinata e subliminale analisi dell’autrice e attrice Marinella Manicardi che si chiede come mai «la ferita del costato di Gesù assomiglia a un sesso femminile». Evidentemente da Freud in poi il mondo è tutto o un enorme fallo o una gigantesca vagina. “Corpi impuri” parla di «un fenomeno che, pur riguardando tutte le donne del mondo dai 13 ai 50 anni, è circondato da assurde superstizioni e rigida censura». Quali sarebbero le censure? Semplice, quelle imposte dalla Chiesa. Quando gli spettacoli teatrali vogliono avere anche velleità storiche e sociali si finisce sempre per sbracare nell’ideologia. Da quando nel Vecchio Testamento il corpo della donna veniva considerato impuro il Magistero della Chiesa ha fatto passi da gigante e sul corpo della donna ha scritto pagine sublimi, basti pensare alla Teologia del corpo del prossimo santo Giovanni Paolo II. Ma certa intellighenzia, beatificata da amministratori di sinistra, deve sempre puntare il dito contro un falso mito: colpire la Chiesa sempre con il sesso. Una sessuomania pianificata scientificamente con i soldi pubblici e che appare tanto ridicola quanto greve nei temi e nei toni, che dimentica il pudore, la sessualità come dono da custodire nel tempo, l’unione dei corpi come fine e non come mezzo.