A Lecce (a due passi da un nuovo centro sociale) spuntano manifesti infami contro i marò

«Ma quali eroi…sono due assassini»: è la frase scritta a stampatello che campeggiava su alcuni manifesti anonimi contro i marò pugliesi Massimiliano Latorre e Salvatore Girone e visti affissi sui muri di alcune strade del quartiere Rudiae, San Pio a Lecce e fatti rimuovere dalla polizia. In particolare, in una frase del manifesto, si legge: «I due marò non sono eroi, ma assassini che si fanno scudo della protezione che la divisa offre loro. Custodi della società, dello sfruttamento che tutti ci soggioga, e di cui faremmo bene a disfarci al più presto». I manifesti sono stati trovati da una pattuglia delle Volanti che ha informato l’ufficio della Digos che ha avviato indagini nel tentativo di identificare gli autori.

Nello stesso quartiere, da appena tre settimane, è nato un nuovo centro sociale. Secondo quanto riportato dal quotidiano on line il Corriere Salentino «erano anni che non si vedeva un centro sociale occupato a Lecce: l’ultimo finì male agli inizi degli anni ’90 (era una vecchia stazione ippica abbandonata)». Il centro sociale, fa riferimento all’estrema sinistra e si chiama “Binario 68 occupato”. Sorge dove molti anni fa c’era una vecchia manifattura di tabacchi. Il nome fa riferimento al civico dove sorge la struttura ma indirettamente anche alla campagna No-Tav che gli antagonisti di sinistra portano avanti anche con azioni eclatanti. Il 18 febbraio un gruppo di anarchici sono stati protagonisti di un’occupazione di un binario, impedendo così al Frecciargento Lecce-Roma delle 16.50 di partire in orario. In quell’occasione fu necessario l’intervento della Squadra Mobile della Questura di Lecce. Quella contro i marò è una campagna che i centri sociali di tutta Italia portano avanti anche con azioni teppistiche. Nel marzo 2012 a Torino ci fu un blitz degli antagonisti contro un gazebo allestito dalla Giovane Italia per il ritorno a casa di fucilieri di marina Girone e La Torre. Analoga azione teppistica fu messa in atto a Milano qualche mese dopo, contro i negozianti del centro che avevano esposto i fiocchi gialli per il ritorno a casa dei due marò.