«12 anni senza la lira, 12 anni senza una lira», cresce la rabbia degli italiani contro l’euro

La battuta che gira vorticosamente sul web, tra ironia e rabbia, è contenuta in una locandina: «Nel 2002 entra in vigore l’euro in Italia. Dodici anni senza la lira. Dodici anni senza una lira».  E giù un fiume infinito di commenti, la maggior parte sopra le righe, insulti e maledizioni. E a ridosso, altre locandine che ricordano le parole di Prodi sui benefici che avrebbero avuto gli italiani con la moneta unica, tanti soldi in più e tante sofferenze in meno, parole che suonano come una beffa. I nostalgici pubblicano le immagini delle vecchie mille lire, messe in un quadretto a mo’ di santificazione, un po’ come il milione del signor Bonaventura. E non è un caso se  il sondaggio Datamedia per il Tempo fa tremare i polsi a tutti coloro che temono l’effetto Le Pen alle europee: sei italiani su dieci, infatti, hanno risposto che l’uscita dall’euro sarebbe un fatto positivo e questo fa presagire uno scossone elettorale a tutto vantaggio dei partiti euroscettici. Nel dettaglio il 58,1% chiede praticamente il ritorno alla vecchia valuta. Un dato ancor più rafforzato dalla distanza tra il sì e il no, ben 22%. In sostanza, nel nostro Paese la convinzione più diffusa è che il malessere deriva dall’euro, estirpato questo male si guarisce tutti. E coloro che hanno interpretato questo malessere, dalla Lega a Fratelli d’Italia, stanno avendo un riscontro significativo in termini di consenso, specie se la rabbia contro la moneta unica viene associata alla rabbia su quella sensazione di sudditanza che stiamo vivendo nei confronti della Germania. Già è duro sopravvivere con l’euro, se poi ci mettiamo l’umiliazione di stare ai comandi della Merkel la situazione diventa davvero impossibile da digerire. Qualcuno, pertanto, dovrebbe mettersi la mano sulla coscienza e riconoscere i propri errori, perché – al di là delle frasi fatte – la colpa non è dell’euro ma di come è stata gestita l’euro. E qui entrano in ballo Prodi e il centrosinistra, i veri “colpevoli”, quelli che dovrebbero quantomeno avere il buon gusto di restare in mortificante silenzio.