Volano gli stracci tra i Cinquestelle. Sei senatori si dimettono. Due deputati dicono addio a Grillo

Per il movimento di Grillo è arrivato il giorno dello sfaldamento. Il blocco granitico di eletti attorno ai diktat di Beppe e del guru Casaleggio si sfarina, con conseguenze politiche al momento incalcolabili (tanto che c’è chi si spinge, come Civati, ad ipotizzare un gruppo autonomo a sostegno del governo Renzi). Sei senatori presentano la richiesta di dimissioni dal Senato. Solo uno di loro, Orellana, fa parte della rosa dei cinque espulsi. Gli altri che hanno presentato la richiesta di dimissione sono Maria Mussini, Monica Casaletto, Maurizio Romani, Alessandra Bencini e Laura Bignami. L’ultima goccia è stata l’espulsione dei dissidenti: i senatori dimissionari affermano che non vogliono essere complici di alcuna forma di “linciaggio” e che la scelta di cacciare chi pensa con la propria testa è un “suicidio” politico. Subito dopo si è riunito il gruppo dei senatori Cinquestelle, orientato a votare in aula parere favorevole alla richiesta presentata dai loro sei colleghi. I sei dimissionari sono stati subito “attenzionati” dai colleghi del Pd, con attestati di solidarietà e conciliaboli. Tanto che i parlamentari ortodossi accusano i dissidenti di avere partecipato a cene segrete con Pippo Civati, che smentisce: nessuna cena segreta, preferisco fare politica a viso aperto.

Anche alla Camera il terremoto interno al movimento grillino produce i primi effetti. “Si stanno sfasciando da soli”, commenta Fabrizio Cicchitto. Infatti a Montecitorio decidono di lasciare il gruppo due deputati, Ivan Catalano e Alessio Tacconi, che approdano al gruppo misto. E Catalano diventa subito il “traditore” da colpire sulla piazza dei social network, con l’accusa della collega grillina Chiara Di Benedetto: “Quanti soldi non hai restituito nel giro di un anno di legislatura?”. Catalano invita a guardare i bonifici. E Alessio Tacconi invece si giustifica nel programma radiofonico La Zanzara, specificando di essere stato eletto nel collegio estero della Svizzera: “In Svizzera non si campa con 5 mila euro lordi, l’anno scorso una statistica diceva che la soglia di povertà è intorno a 2500 euro netti. Cerco di restituire la cifra che riesco.”

E gli ortodossi Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, per niente scossi dalla tempesta interna al Movimento, plaudono al piccolo esodo di parlamentari delusi: “Finalmente, zavorra che va via, persone che da questo momento diventeranno parassiti, dovrebbero dimettersi, non cambiare gruppo!”. E non contenti avvisano: chi si sente a disagio, segua il loro esempio.