Violenza sessuale a scuola, duro attacco ai media: «avete enfatizzato, nessuno stupro»

L’attacco è durissimo. Il dito è puntato contro i media. Cristina Maggia, procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei minori di Genova, accusa i media di aver enfatizzato in maniera eccessiva la vicenda della minorenne molestata sessualmente nei bagni della palestra della scuola superiore alberghiera di Finalborgo da quattro compagni, fra i 15 e i 16 anni, ora affidati in comunità in stato di arresto. «Ci e’ spiaciuto – dice amareggiata – leggere notizie inesatte e poco aderenti alla realtà rispetto ai fatti asseritamente accaduti a gennaio all’interno dell’istituto di Finale Ligure, sui quali abbiamo un’indagine in corso». La conseguenza di questa eccessiva «enfatizzazione mediatica» non ha fatto altro che contribuire ad «accrescere il disagio», stimolando «nei compagni condotte impulsive e non mediate che potrebbero avere anch’esse rilevanza penale». Il riferimento, chiarissimo, è a quei messaggi che continuano in queste ore ad arrivare sul cellulare della ragazzina accusata dai suoi oramai ex-compagni di classe – la giovane ha abbandonato la scuola di Finalborgo – e perfino dalla sua migliore amica di essersi inventata la “violenza sessuale”. Insomma potrebbe scattare anche una denuncia penale per quelle persone che continuano a perseguitare la ragazzina con gli sms. Compresi due dei quattro ragazzi che hanno fatto parte del gruppo che hanno abusato della loro coetanea e che hanno inviato due sms alla giovane vittima. I due messaggini, il cui contenuto gli investigatori mantengono riservato, sono stati inviati il primo nell’immediatezza del fatto, ovvero subito dopo la violenza e il secondo qualche giorno dopo.
Una vicenda, quella della minorenne, che andava certamente maneggiata con grande cautela. Ma così non è stato. E, complice anche una semplificazione semantica del titolo di reato – violenza sessuale comprende anche gli atti di libidine – i media hanno semplificato al punto che buona parte degli alunni dell’Istituto frequentato dalla ragazzina si sono ribellati. Sostenendo, appunto, che non c’era stata una violenza sessuale.
«Ci teniamo a dire ancora una volta che qui non è successo nulla. Nessuno ha stuprato nessuno e quella ragazza si è inventata tutto», taglia corto un gruppo di coetanei e compagni di scuola della studentessa. E la stessa direzione scolastica dell’istituto, secondo gli stessi studenti, ha invitato i ragazzi «a non prendere posizione».
Altrettanto chiaro è il legale della famiglia della ragazzina che cerca di ricondurre la questione nell’alveo giuridico corretto: «La mia assistita non ha mai parlato di stupro e nemmeno di essere stata costretta ad un rapporto orale», sottolinea Maria Teresa Bergamaschi. Quanto all’amica che avrebbe preso le distanze dalla ragazza, inviandole, secondo quanto si e’ appreso, un sms accusandola di essersi «inventata tutto», anche l’avvocato, così come il procuratore, ritiene che si sia trattato di un giudizio «viziato da quanto pubblicato sui media».
Quel che è certo è che l’episodio della molestia sessuale a scuola, così come ricostruita dal gip, Giuliana Tondina, riportando le parole della vittima, sarebbe durato trenta-quaranta secondi, interrotto dall’arrivo di un insegnante.
La ragazza avrebbe raccontato ai carabinieri di essere stata portata nello spogliatoio dove c’erano uno studente con i pantaloni abbassati e uno dei ragazzi le avrebbe avvicinato il viso ai genitali dell’amico che indossava i boxer, sotto gli occhi di un terzo, mentre il quarto faceva da palo fuori dallo spogliatoio. Un gesto che, nel suo complesso, si configura come violenza sessuale di gruppo. I ragazzi ora rischiano una pena dai 6 ai 12 anni proprio perché l’episodio è avvenuto all’interno dell’istituto di istruzione frequentato dalla giovane studentessa, un’aggravante per il codice penale.