Vietato parlare delle violenze in Venezuela: a farle sono i “compagni” chavisti

«Auspico vivamente che cessino quanto prima le violenze e le ostilità e che tutto il popolo venezuelano, a partire dai responsabili politici e istituzionali, si adoperi per favorire la riconciliazione». Con queste parole Papa Francesco ha indirizzato l’attenzione su quanto sta accadendo a Caracas. L’appello del pontefice argentino, nel corso dell’udienza del mercoledì, ha di fatto messo in risalto lo strabismo dei media italiani, focalizzati sull’Ucraina e distratti sulle violenze del regime chavista. Lo stesso clima indulgente che portò Chavez qualche anno fa al Festival del cinema di Venezia, onorato come una star di Hollywood, con tanto di standing ovation. Non stupisce quindi il silenzio dei giornali di sinistra sulle violenze praticate dal suo successore Maduro. Da Gianni Vattimo a Fausto Bertinotti, da Nichi Vendola a Paolo Ferrero, la sinistra terzomondista da almeno dieci anni esalta il modello “anticapitalista” venezuelano. Il risultato? Un regime che ha portato alla stremo e alla fame la popolazione, sull’orlo di una guerra civile. L’appello di Bergoglio arriva su sollecitazione della Chiesa cattolica venezuelana, che ha denunciato «l’uso della forza in alcune manifestazioni da parte delle forze della sicurezza dello Stato». Il bilancio ufficiale degli scontri conta almeno 13 le persone morte durante le manifestazioni contro il governo. In queste ore il presidente Maduro ha indetto una fantomatica «conferenza per la pace e la vita», con l’obiettivo di sottoscrivere «un accordo per rinunciare alla violenza come metodo di azione politica», ma l’iniziativa è stata rimandata al mittente dai leader dell’opposizione. L’ex candidato presidenziale Henrique Capriles non si è nemmeno presentato al Consiglio Federale (riunione di governatori e sindaci) dove l’erede di Chavez ha lanciato la proposta. Capriles ha spiegato che non considera opportuno «presentarmi al palazzo presidenziale di Miraflores in questa situazione di repressione e violazione dei diritti umani». Da parte sua, Maria Corina Machado – la deputata che rappresenta il settore più radicale dell’antichavismo – ha annunciato in concomitanza un «corteo silenzioso di donne in bianco» che attraverserà Caracas fino alla sede centrale della Guardia Nazionale Bolivariana (Gnb). Parteciperà Lilian Tintori, moglie di Leopoldo Lopez, il leader del partito Volontà Popolare imprigionato ed accusato di aver istigato la violenza di piazza nelle protesta antichaviste. In quanto ai dirigenti del movimento studentesco, si sono fatti vedere in diverse ambasciate straniere a Caracas: anzitutto quella di Cuba, dove hanno chiesto che «cessi l’ingerenza militare» del governo castrista in Venezuela. In queste ore drammatiche k’asse con il regime cubano è l’unica cosa che continua a reggere.