Ucraina in fiamme: 25 morti. Ianukovich per ora non dà tregua agli oppositori. La Ue pensa alle sanzioni

Notte di sangue a Kiev con scene da “apocalisse” su una piazza Indipendenza avvolta dalle fiamme e migliaia di manifestanti impegnati in violenti scontri con i poliziotti in tenuta antisommossa. Questa mattina il bilancio ufficiale delle violenze, secondo un comunicato del ministero della Sanità, era di almeno 25 morti, mentre il presidente Ianukovich in un discorso nella notte ha addossato la responsabilità dell’escalation all’opposizione: “Sono stati oltrepassati i limiti”. Tra le vittime vi sarebbero nove agenti e un giornalista ucraino, ma il bilancio è destinato a salire: poco dopo la diffusione della nota del ministero, infatti, il Kyiv Post riportava che sull’isolotto di Trukhanov, a Kiev, sulle rive del fiume Dnipro, è stato trovato il cadavere di un attivista di AutoMaidan, un gruppo antigovernativo ucraino che organizza pacifici cortei di auto. Nonostante gli appelli che provengono da Washington e la minaccia di sanzioni Ue, cui ha fatto esplicito riferimento il presidente polacco Donald Tusk, Ianukovich sembra essere deciso a soffocare la rivolta. L’Unione europea ha convocato il comitato di sicurezza per prendere una decisione contro l’escalation di violenza a Kiev. Vitali Klitschko, uno dei leader dell’opposizione, che durante la notte ha incontrato il presidente per cercare di negoziare un compromesso per frenare le violenze, non ha dubbi: Ianukovich si rifiuta di fermare l’assalto contro i manifestanti. Da parte sua, il vice presidente americano Joe Biden ha chiamato Ianukovich per esprimere la grave preoccupazione per la violenze divampate per le strade di Kiev. Biden ha inoltre rivolto un appello al presidente a ritirare le forze di polizia dalla piazza e ad esercitare la massima moderazione. Secondo il ministero della Sanità ucraino, finora circa 241 persone sono state ricoverate in ospedale. Tra queste, ci sono 79 poliziotti e cinque giornalisti, ha aggiunto. Intanto, la protesta si allarga anche all’ovest dell’Ucraina. Manifestanti, infatti, hanno preso d’assalto nella notte diversi edifici pubblici a Leopoli – bastione nazionalista vicino alla frontiera polacca – tra cui la sede della polizia e quella dei servizi speciali, e si sono impadroniti di armi in un deposito militare. Nella regione di Ternopil, inoltre, i manifestanti hanno gettato delle bottiglie molotov contro il commissariato di polizia.