Tremate, in Spagna le streghe (femministe) son tornate: “L’utero è mio…”

La definiscono una «protesta creativa», in realtà si tratta di un ben più prosaico «catasto dei corpi» in nome di un femminismo di retroguardia. Accade in Spagna, dove oltre 200 donne si sono recate agli uffici del Registro di proprietà di varie città, per registrare i propri corpi e rivendicare così il proprio diritto a decidere, contro il restrittivo e controverso progetto di riforma dell’aborto proposto dal ministro di giustizia Alberto Ruiz-Gallardon. L’iniziativa, convocata nei social network dall’artista e attivista sociale Yolanda Dominguez, si è convertita nella protesta di decine di donne he si sono recate ai Registri della proprietà di Madrid, Siviglia, Barcellona, Saragozza e Bilbao, dal nord al sud della penisola. «Siamo stufe che ci dicano come dobbiamo trattare il nostro corpo, così che abbiamo voluto esprimere la nostra indignazione in maniera creativa, con un’azione collettiva», ha spiegato la Dominguez in dichiarazioni ai media. Il governo di centrodestra a guida Rajoy ha corretto  uno degli articoli più contestati della legge Zapatero, quello che consente la libera scelta, anche nel caso di parere negativo dei genitori, alle ragazze minorenni che hanno fra i 16 e i 17 anni. Alla base della nuova normativa – secondo Ruiz Gallardón – deve essere messa la difesa «del diritto alla vita dei non-nati». Tutto è discutibile, tutto è migliorabile. Ma la protesta che si concretizza con un contratto di prorpietà del proprio corto appare ridicola oltreché riduttiva. Sembra un ritorno agli anni Settanta quando lo slogan delle femministe era “il corpo è mio e lo gestisco io”.

Si sta sviluppando una campagna astiosa da parte della sinistra europea contro il premier spagnolo, che ripristina la disciplina dell’aborto della legge del 1985, fatta approvare allora dal governo socialista di Felipe González, e poi ritoccata in senso iperestensivo da quello di Zapatero. L’idea che ripristinare la legge come l’aveva emanata un governo socialista rappresenti una manomissione del “diritto all’autodeterminazione delle donne”, oppure “un passo indietro di trent’anni”, è solo una parte della verità, la conseguenza di una visione unilaterale del concetto di vita umana che non racchiude il sentire diffuso di tutti. Rajoy si sta opponendo a questa deriva laicista, portando l’interruzione volontaria della gravidanza a una casistica sostanzialmente analoga a quella vigente in Italia. Così, se da una lato è comprensibile che gli ultrà del laicismo spagnolo si mobilitino a difesa della loro visione (piuttosto unilaterale) del “diritto delle donne”, è bizarro che le donne per riaffermare i loro diritti, utilizzino un “catasto”, un Registro di proprietà come se il loro corpo fosse un immobile, una cosa, un oggetto…