Sulle squillo si abbatte l’ipocrisia della sinistra. In Italia come in Europa…

Il Parlamento europeo appare talvolta, più che la “casa” dei popoli, il santuario dell’ipocrisia continentale e del bigottismo più ideologico. Così è ad esempio per la risoluzione in materia di prostituzione approvata a larga maggioranza – 343 voti a favore, 139 contrari e 105 astenuti– che punisce  i clienti e non le prostitute. È una pronuncia di cui francamente non si sentiva la necessità, soprattutto di questi tempi, quando ben altre urgenze e ben altri drammi creano preoccupazione e angoscia in una larghissima fetta della popolazioni europee. Ma tant’è: la sinistra del Vecchio Continente non si smentisce mai. Il suo obiettivo principale è sempre quello di mettere a segno un colpo ideologico, stabilendo un principio che magari è di ardua, se non impossibile, applicazione, ma che però fa capire qual è l’ideologia egemone nel Continente: quella appunto del politically correct più  dogmatico e polveroso. Non a caso il documento è stato accolto con soddisfazione dall’eurodeputata Pd Silvia Costa. Gli Stati membri vengono di fatto invitati a sposare il «modello nordico», applicato in Svezia, Islanda e Norvegia ed allo studio in diversi altri Paesi Ue, in cui viene punito il cliente e non chi fornisce i servizi sessuali (come invece avviene in Francia, Gb, Irlanda e Croazia). «Più che una legislazione generale, che è risultata disastrosa in Olanda e Germania», ha detto la relatrice, la laburista britannica (guardacaso)  Mary Honeyball, «abbiamo bisogno di condannare gli uomini che trattano il corpo della donna come una merce, senza criminalizzare chi è costretta al lavoro sessuale».

Insomma, l’Assemblea di Strasburgo ha chiaramente voluto raggiungere due obiettivi: dichiarare l’illiceità delle prostituzione, da un lato, e far ricadere tutta la responsabilità sui clienti (cioè gli uomini) dall’altro.  È una vera acrobazia giuridica e morale. Perché, da che mondo è mondo, l’atto di prostituzione prevede un accordo tra due soggetti consapevoli e consenzienti: il cliente e la prostituta, che sono egualmente responsabili. Non ha pertanto alcun senso logico punire l’uno e assolvere l’altra. Poi, certamente, c’è la piaga delle schiave del sesso, provenienti dai Paesi più poveri, che cadono spesso vittime di organizzazioni criminali e ignobili trafficanti. Ma questo problema riguarda la più vasta lotta all’industria  del sesso e  alle attività delle mafie internazionali. Più senso avrebbe avuto una risoluzione contro i trafficati di esseri umani. Invece, con la punibilità dei clienti, il Parlamento europeo ha voluto solo stabilire un paradigma culturale, lontano dalla vita reale delle società  europee e, soprattutto, dalle diverse sensibilità dei popoli.