Su Twitter si ride amaro sulla fine della democrazia: «Almeno con Berlusconi si poteva votare…»

«Un’Italia indebolita attende il “demolition man” Matteo Renzi». Grazie alla traduzione di “rottamatore” da parte del Financial times, il futuro premier diventa il protagonista di un B-movie con Silvester Stallone. Il quotidiano anglosassone legge nel duello Letta-Renzi «una lotta di potere che ricorda la rivalità medievale tra le città toscane di Pisa e di Firenze». I commentatori britannici esperti di affari italiani si sono scatenati su Twitter. Come si legge su The Guardian online, uno di loro, Geoff Andrews, scrive: diretto verso gli studi della Cncbc, «porto con me una copia del Principe di Machiavelli per parlare della crisi politica italiana». Appena sotto Yannis Koutsomitis, che collabora tra l’altro con il World Service della Bbc, parla di «Matteo Brutus Renzi». Molto più disincantati e rassegnati i commenti su Twitter degli osservatori nostrani. Per Gad Lerner, «da questa crisi gli italiani usciranno più convinti che la politica è arte della bugia e un leader non dichiara mai le sue vere intenzioni». In 140 caratteri Franco Bechis demolisce invece gli interventi degli iscritti a parlare: «Non è la direzione Pd, è un fumettone. Dove ognuno tira fuori la sua grande citazione, da L’attimo fuggente al Barone di Munchausen». Rimbalzano in Rete anche le statistiche, tanto aride quanto inquietanti: «Sesto premier non eletto, abituiamoci ai golpe bianchi». Più ironica, non meno efficace la domanda retorica che rimbalza in Rete: «Ma Renzi giura direttamente a Direzione Pd o fanno vecchia cerimonia a Quirinale?». Sull’argomento è ancora più pungente Maria Giovanna Maglie: «Non mi dite che a Renzi gli tocca passare per il Parlamento come una democrazia qualunque invece di investitura al Colle e sfilata in smart». Non meno sarcastico l’editorialista del Corriere della Sera, Pierluigi Battista: «Elezioni? Democrazia? Ma che volgarité». Gli fa eco il suo direttore, Ferruccio De Bortoli: «Renzi farà il suo 15-18, forse», riferendosi alla possibile durata del nuovo esecutivo. Sulle primarie del Pd, servite a poco o a nulla, sono invece d’accordo Antonello Caporale (Il Fatto Quotidiano) e Giuseppe Smorto, direttore dell’edizione on line di Repubblica. «Un tenero pensiero a quelli che avevano pagato due euro nella speranza che fosse uno spettacolo più decoroso», scrive il primo. «Aridate i due euro a tutti», incalza Smorto.  Ancora più icastico il manifesto lanciato sui social network da Velina politica con il faccione di Renzi in bella evidenza: «Premier, segretario, sindaco. Tre poltrone. Un solo culo». Il Fatto Quotidiano, orfano di Berlusconi, ritwitta un cinguettio che evoca l’ossessione di Travaglio e dei suoi seguaci. «C’è un tizio dalle parti di Arcore che non si divertiva tanto dai tempi di certe cenette eleganti…». Mentre lo scrittore Edoardo Camurri twitta sconsolato: «Pd, Problema Democratico: il primo che dice che con Berlusconi almeno si votava. Come rispondergli?»