Staffetta Renzi-Letta, faccia a faccia decisivo. E D’Alema ammonisce Matteo: «Io feci un errore…»

A un passo da Palazzo Chigi, ma con il peso di un’investitura di “palazzo”, in stile Prima Repubblica, nello stesso modo che segnò l’inizio della fine di Massimo D’Alema nel 1998. Matteo Renzi oggi avrà il faccia a faccia decisivo con Enrico Letta a Palazzo Chigi, primo di una serie di colloqui che il premier dovrebbe avere in giornata con i leader di tutte le forze della maggioranza (Pd, Ncd, Sc, Pi, Udc, Cd, Psi). In attesa della direzione del  Pd di domani, che tirerà le conclusioni sulla staffetta. Un’operazione che scavalca le urne e su cui in tanti, a cominciare da D’Alema, sembrano avere dubbi, anche se il “papavero” del Pd oggi ha indirizzato una lettera al Corriere della Sera proprio per segnare tutte le differenze tra la sua vicenda e quella di Renzi. «Succedere a Prodi fu un errore e non perché avessi tramato contro qualcuno, al contrario avevo cercato fino all’ultimo di sostenere il governo Prodi. Ma perché avevo sottovalutato l’incomprensione che questa vicenda avrebbe generato nel nostro stesso popolo e il peso di una campagna di delegittimazione che da subito Berlusconi mise in atto. E che ben presto trovò una eco, carica persino di rancore e di menzogne, anche nel nostro campo», spiega D’Alema, parlando del “parallelismo” tra l’ipotesi di una staffetta tra Letta e Renzi e l’autunno del 1998. Si tratta, prosegue, di due situazioni ”non paragonabili”. Innanzitutto, precisa, “il governo Prodi non cadde per iniziativa del nostro partito, né mai io ne sollecitai le dimissioni”, ma “perché venne meno la fiducia di Rifondazione comunista”. Allora, spiega, ”si aprì una difficile crisi” e ”bisognava cercare di costituire un governo. Pensai a Carlo Azeglio Ciampi”, ma Prodi ”aveva richiesto l’incarico per sé, con un mandato esplorativo”. A questo punto, ricorda, Cossiga ”disse no a Prodi e rilasciò una pesantissima intervista contro Ciampi”. Vista la situazione Scalfaro, continua, propose di formare un nuovo governo politico con l’appoggio dell’Udr oppure di dare al presidente del Senato l’incarico e ”io chiesi che fossero il centrosinistra e l’Ulivo a decidere”. Ci fu una riunione, racconta, e alla fine ”mi informarono dell’esito”, di avere deciso il nome di D’Alema. Oggi, sottolinea, ”c’è una nuova generazione al comando, si prenda le sue responsabilità, lasciando perdere i rancori e le menzogne del passato”. Consigli a Renzi non ne dà. Ma il suo pensiero s’intuisce bene…