Sochi, Luxuria tenta il bis: ma adesso la scaricano anche i colleghi attivisti russi…

E due: Vladimir Luxuria ci riprova, e non contenta della performance censurata, impone il bis. Armata di look eccentrico e slogan abusati, è tornata al parco olimpico dei Giochi di Sochi gridando: «Essere gay è ok». Del resto, «mi farò notare alla partita hockey», aveva detto, quasi annunciando la scaletta di una sceneggiatura dimostrativa studiata a tavolino e recitata ad arte. Un copione stancamente obsoleto inscenato nel momento in cui, non contenta del caos creato domenica, Luxuria ha deciso di tornare a sfidare la pazienza del servizio d’ordine dei Giochi di Sochi, tornando in per essere nuovamente fermata dalle forze dell’ordine russe in borghese. Che, inconsapevoli comprimari di una sceneggiata ormai nota, non hanno potuto far altro che bloccarla all’ingresso dell’arena dove avrebbe dovuto giocarsi la semifinale di hockey femminile tra Canada e Svizzera, per poi allontanare dal tifosa ostentatamente dissidente. E insieme a lei sono stati allontanati anche i due inviati delle Iene che l’accompagnavano. Ma nessun arresto, sia chiaro. Nessun maltrattamento, nessuna forma di repressione agita nei loro confronti: come già per i fatti di ieri, ancora una volta adesso, tanto clamore, e poca sostanza da rivendicare, ma molto da pubblicizzare. Del resto, ormai è chiaro: Vladimir Luxuria sembra essere andata a Sochi più per provocare Putin che per rivendicare i diritti omosex: e non sarà contenta finché le sue performance auto-dimostrative non sortiranno effetti più “coloriti”  (e per lei più proficuamente promozionali). Tant’è: e alla prova dei fatti, a forza di sfilate del dissenso l’attivista Lgbt, arrivata a Sochi con la bandiera arcobaleno, pronta a sventolare il manifesto olimpionico dei diritti gay. L’ex parlamentare della fu Rifondazione Comunista, nonché  prima deputata transgender che sulla sua diversità ha costruito immagine e carriera, prima politica, poi televisiva, ora auto-propagandistica. Ex show-woman con ambizioni da presentatrice tv, sfiorate appena in una edizione dell’Isola dei famosi, presto naufragate nel dimenticatoio mediatico, prova a far riaccendere i riflettori sulla sua persona. E quale pulpito internazionalmente migliore di quello delle Olimpiadi invernali, per di più organizzate dalla integerrima Russia di Putin? Così, in chiaro affronto – e sbeffeggiamento – alla legge approvata all’unanimità dalla Duma «per vietare la propaganda omosessuale», oltre che in spregio ai limiti del buon gusto e ai moniti fissati ieri dopo le prime rimostranze censurate, Vladi è tornata a presentarsi sulla ribalta delle piste da gioco con tanto di vestiti di scena: ampio gonnellone arcobaleno, abbinato all’ombrellino variopinto. Una performance bocciata, però, dagli stessi attivisti russi, commilitoni un po’ meno scenografici, impegnati sul fronte della lotta per i diritti civili delle coppie omosessuali senza lustrini e paillettes e boa di struzzo vari. E che, intimoriti dalla possibilità che, una volta spenti i fari sui giochi, la propaganda in teoria “a favore” possa aver remato “contro” e prodotto più danni che risultati, scaricano l’attivista transgender e la sua variopinta formula contestataria.