Sochi, al via i Giochi invernali con suspence: bloccato il dirottatore di un aereo turco

Un video con una bambina vestita di bianco che legge  una carrellata di personaggi che hanno segnato la storia della Russia, da Gagarin a Cechov, ha fatto da prologo alla cerimonia d’inaugurazione dei Giochi olimpici invernali di Sochi, in Russia. Ma questa immagine rassicurante, lo sfarzo dell’allestimento e il colpo d’occhio non hanno placato l’incubo terrorismo che aleggia sui giochi. L’incubo si è concretizzato quando un aereo turco, partito da Kharkiv in Ucraina, è stato intercettato e costretto ad atterrare ad Istanbul dopo un tentativo di dirottamento da parte di un passeggero ucraino. Le fonti locali  attestano che il passeggero – poi catturato – avrebbe voluto dirottare il volo proprio a Sochi,  proprio in concomitanza con la cerimonia d’apertura. Secondo i media turchi il passeggero avrebbe minacciato di far esplodere una bomba se l’aereo non si fosse diretto a Sochi. I media turchi hanno riferito che il passeggero ha tentato di forzare la porta che separa la cabina di pilotaggio dal resto dell’aeromobile. Il pilota ha quindi dato l’allarme e un caccia F16 turco é immediatamente decollato, affiancando il velivolo civile della Pegasus e scortandolo fino a Istanbul. Qui l’aereo é sceso su una pista dell’aeroporto di Sabiha Gokcen, sulla riva asiatica della megalopoli turca, dove é stato circondato dalle forze dell’ordine. Il pirata dell’aria ucraino  é stato catturato ma per ora durante le perquisizioni dell’aeromobile non é stato trovare alcun ordigno.

Cessato l’incubo, la cerimonia dei contestatissimi giochi invernali non ha tradito le premesse. «Dai tempi della Seconda Guerra mondiale non c’è mai stata un’identificazione così stretta tra un’Olimpiade ed un singolo leader», scrive l’Independent, e questa celebrazione solenne, ipertecnologica, preceduta da feroci polemiche sui diritti gay e dalle diserzioni eccellenti, si è svolta in uno scenario mozzafiato, con i meravigliosi impianti illuminati dai fuochi d’artificio, di fronte al Mar Nero. Gli immancabili cerchi, simbolo dell’olimpismo, sono apparsi sotto forma di stelle di ghiaccio che all’improvviso si sono aperti in cerchi luminosi: ma l’ultimo non si è trasformato e ha lasciato così incompleta l’immagine. Scelta voluta dal regista della sfarzosa cerimonia o gaffe? Al momento non è dato sapere, ma lo show è andato comunque avanti con lo “zar” Putin visibilmente commosso nel momento più patriottico della cerimonia, quello dell’inno e della bandiera russi, come avesse un nodo alla gola.

Con la bandiera stretta tra le mani, il sorriso, e l’orgoglio di «mostrare al mondo l’Italia», sfila  Armin Zoeggeler, il Cannibale del ghiaccio, 40 anni, cinque Olimpiadi alle spalle, ora alla guida della squadra azzurra che sfila e saluta il premier Letta in tribuna. Ci sono i tedeschi: nessun cartello, nessun gesto, ma indossa la divisa raimbow omaggio all’arcobaleno simbolo dell’orgoglio omosessuale. La folta delegazione tedesca  in tribuna non ha la cancelliera Merkel, assente come altri colleghi europei: gli atleti con le tute a strisce verdi, gialle, azzurre e i pantaloni arancio hanno composto sfilando un’enorme bandiera. Poi, però, la Russia di Putin prende in contropiede tutti proprio sul contestato terreno gay e accompagna la sfilata della squadra con una provocatoria canzone del popolare duo femminile Tatù, (Lena Katina e Julija Volkova) finite sotto i riflettori per un bacio saffico a un vecchio Festivalbar: le due cantanti hanno sempre smentito la relazione omosessuale, ma il gossip si è autoalimentato con video e canzoni a tema. Il pezzo si chiama «Nas ne dogoniat», «Non ci raggiungeranno» che lo squadrone russo ha voluto dire come sfida agli avversari di neve e ghiaccio. Vladislav Tretiak, leggendario portiere di hockey e Irina Rodnina, campionessa di pattinaggio sul ghiaccio, ultimi tedofori in coppia, hanno acceso il tripode olimpico di Sochi. Poi l’ovazione ai tre atleti del Venezuela dell’amico Chavez scomparso, per i bermuda poco invernali della mini squadra delle Bermuda, per l’arancio dell’Olanda. Più di 40 i capi di Stato e governo presenti. Come da consuetudine, la delegazione della Grecia ha aperto la sfilata dei Paesi partecipanti, ottantotto in tutto.